Carlo Goldoni
Il cavaliere giocondo

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Rinaldino e detti.

 

RIN.

Glielo dirò io prima, e non avrò timore. (verso la scena.)

MAR.

Che c'è? con chi l'avete?

RIN.

L'ho con quel bel signore:

L'ho col signor don Pedro, che a voi vuole accusarmi

Che gli ho perso il rispetto.

MAR.

Sempre vuole inquietarmi. (al Marchese.)

MARC.

Se l'aio si querela, avrà i motivi suoi.

RIN.

Egli non ha motivi; come ci entrate voi? (al Marchese.)

MARC.

C'entro, per il rispetto che ho per la madre vostra.

RIN.

Non ci voglio nessuno nella camera nostra.

MARC.

Partirò, signorino...

MAR.

No, Marchesin, restate.

Portategli rispetto. (a Rinaldino.) A lui non abbadate. (al Marchese.)

Sentiam che cosa è stato: di voi che mi vuol dire

Don Pedro? (a Rinaldino.) Non partite. (al Marchese.)

MARC.

Resto per obbedire.

RIN.

Ve lo dirò, ma piano, che il Marchese non senta.

MAR.

Ditelo, non importa.

RIN.

(Lo dirò, se mi tenta). (da sé.)

MARC.

Meglio sarà ch'io parta, donna Marianna.

MAR.

Oibò.

Obbedite, parlate. (a Rinaldino.)

RIN.

Signora, obbedirò.

MAR.

Rinaldino è obbediente. (al Marchese.)

MARC.

Fa il suo dovere in questo.

MAR.

Dite, che cos'è stato? (a Rinaldino.)

RIN.

Che ve la dica?

MAR.

Presto.

RIN.

Parlo per obbedirvi, non ve n'abbiate a male. (a donna Marianna.)

La cosa com'è stata vi dirò tal e quale.

Venne una cameriera a fare il nostro letto;

Io tralasciai di scrivere, e a lei feci un scherzetto.

Don Pedro mi gridò, mostrandomi la sferza,

Dicendomi: Ragazzo, con donne non si scherza.

Dissi a don Pedro allora: Vo' far l'amore anch'io;

Lo fece anche mia madre un col padre mio.

Risposemi don Pedro: Voi non sapete niente.

Signor sì, replicai, so tutto e anche al presente,

Per quello che ho veduto, per quel che a dir s'intese,

Mia madre fa all'amore con il signor Marchese.

MAR.

Come? che dici?

RIN.

Ho detto, ed ei vuole accusarmi.

Certo vorrà per questo mia madre gastigarmi.

Venga, signor... (verso la scena.)

MAR.

Tacete, ragazzaccio imprudente.

MARC.

Questa volta era meglio non essere obbediente. (a Rinaldino.)

Donna Marianna, io vedo che noi siamo osservati;

Manco mal, che domani sarem disseparati.

Io partirò per Roma.

Ci mancherebbe poco

Non ti dessi uno schiaffo. Va via di questo loco. (a Rinaldino.)

RIN.

Uno schiaffo, signora! Avuti non ne ho

Dopo che sono al mondo e mai non ne averò;

E se voi mi darete, affé, signora mia,

Che ve ne pentirete.

MAR.

Taci.

RIN.

Scapperò via.

Già un servitor m'ha detto, e un giorno lo farò,

Che prenda dei danari; ed io li prenderò.

So viaggiare ancor io. Andrò in lontan paese;

Voi resterete sola con il signor Marchese. (parte.)

 

 

 


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