Carlo Goldoni
Il cavaliere giocondo

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Il Marchese, Madama Possidaria, il Cavalier Giocondo.

 

CAV.

Donna Marianna, è vero, ha più di me viaggiato,

Ma io son più di lei del vivere informato.

E quello che da lei si crede petulanza,

So certo, so certissimo, esser l'ultima usanza;

E so che non si stima, e so che non s'apprezza,

Se non chi fa valere lo spirto e l'arditezza.

A Modona, a Ferrara, per tutto ove son stato,

Sull'alpi di Fiorenza ancor dove son nato,

Sentito ho per proverbio, ed ho veduto in prova,

Che la franchezza piace, che l'insolenza giova. (parte.)

POSS.

Giacché così m'insegna, signor consorte mio,

Proverò in avvenire far l'insolente anch'io. (parte.)

MARC.

Partono tutti, e lasciano qua solo il forestiere.

In queste belle scene io ho tutto il mio piacere.

Questo, de' viaggi miei, è questo il maggior frutto:

Pratico, vedo, ascolto, fo osservazione a tutto;

E il bene e il mal raccolto qua e dal vario sesso,

Servemi per formare la lezione a me stesso.

In questa union de' pazzi, non so se esente sia

Del ramo universale ancor la testa mia.

Par che donna Marianna mi vada un po' a fagiuolo;

Ma troppo mi dispiace quel discolo figliuolo.

Basta, sperar io voglio, volendo far il matto,

Non esserlo in mio danno, non impazzire affatto.



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