Carlo Goldoni
Il cavaliere giocondo

ATTO TERZO

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ATTO TERZO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera

 

Gianfranco e Lisaura da pellegrini, e Nardo.

 

NAR.

Il padrone è impedito.

GIAN.

Vi prego.

NAR.

Signor sì.

Anderò ad avvisarlo; trattenetevi qui. (parte.)

GIAN.

La solita risposta che i servi soglion dare:

Il padrone è impedito, non gli si può parlare.

LIS.

Non fan per sostenere dei padroni il decoro;

Ma son gente maligna, voglion tutto per loro.

GIAN.

Di qua non partiremo, se il Cavalier non viene.

Necessario è il coraggio, e sofferir conviene.

LIS.

Chi sa ch'ei non ci faccia un generoso invito?

Questa mane, per dirla, sto bene d'appetito.

GIAN.

Ed io non istò male.

LIS.

Dite, come vogliamo

Regolarci parlando? S'ha da dir chi noi siamo?

GIAN.

Non so. Vediamo prima che faccia ha il Cavaliere.

Secondo ch'ei ci tratta, ci saprem contenere.

Sarem moglie e marito, se il caso lo permette.

Saprò, quando abbisogni, sognar le favolette.

Il cuor delle persone conosco a prima vista;

E chi l'umor seconda, il credito s'acquista.

LIS.

Vien gente. Che sia questi della casa il padrone?

GIAN.

Può essere. M'han detto ch'egli ha del bernardone.

 

 

 


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