Carlo Goldoni
Il cavaliere giocondo

ATTO QUINTO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Madama di Bignè, don Alessandro e detti.

 

MAD.

Di voi non ho bisogno. So andarmene da me.

Ancor non conoscete madama di Bignè.

Ciascun segua a sua voglia le inclinazioni sue;

Chi me n'ha fatto una, non me ne farà due.

ALES.

Perdonate, Madama...

MAD.

Un cavalier bennato

Tratta meglio le dame, con cui vive impegnato.

Un'ora d'orologio farmi aspettar così?

ALES.

Spero, se mi udirete...

MAD.

Farmi aspettar? per chi?

Per una che voi stesso essere confessaste

Femmina vil, che un tempo prodigamente amaste.

ALES.

Non gridateforte. Su via, siate bonina.

MAD.

Andate a trattenere la vostra pellegrina.

ALES.

Sederò qui con voi, se a me non lo negate.

MAD.

La vostra pellegrina a trattenere andate.

ALES.

Madama, io ci anderò.

MAD.

Andate, fate presto.

ALES.

Io ci anderò, Madama, e se ci vo, ci resto.

MAD.

Restateci, di voi non m'importa niente.

ALES.

Madama di Bigné, servitor riverente. (si scosta da lei e va vicino a Lisaura.)

MAD.

(Cavaliere malnato!)

LIS.

(Colei grida per me?) (piano a don Alessandro.)

ALES.

Posso seder con voi?(al Cavaliere e Lisaura.)

CAV.

Ci stiamo tutti tre.

POSS.

(Vostra moglie n'ha due; l'altra è restata sola). (piano a Gianfranco.)

GIAN.

Lisaura, per dir vero, è una buona figliuola.

PED.

Donna Marianna in pace sta col suo favorito.

CON.

Non ha da render conto né a padre, né a marito;

E poi di mia cognata non fa le triste scene.

MAD.

Conte.

CON.

Signora mia.

MAD.

Venite qui.

CON.

Sto bene.

MAD.

Venite qui, vi dico. Vo' dirvi una parola.

CON.

Or mi chiama in aiuto, perch'è restata sola.

PED.

E voi siete sì buono? (al Conte, e s'alza.)

CON.

Ha da durar per poco. (va vicino a madama di Bignè.)

ALES.

Cresce dell'aria il fresco. (a Lisaura.)

LIS.

(Ed io son tutta foco). (a don Alessandro.)

MAD.

Cercate i servitori, che saran qui d'intorno.

Dite lor, che partire io voglio appena giorno.

L'alba, per quel ch'io vedo, non è molto discosta;

Sveglino i postiglioni, avvisino la posta.

S'ha da partir.

CON.

Ma prima...

MAD.

S'ha da partir, vi dico.

CON.

Uh che donna! che donna! che intrico! (parte.)

MAD.

Pria di partir per altro voglio almeno il piacere

Di far qualche vendetta. Ehi, signor Cavaliere. (al Cavalier Giocondo.)

CAV.

Madama.

MAD.

Favorisca, se non è troppo ardire.

CAV.

Permettete ch'io vada?

LIS.

Sì, andatela a servire.

CAV.

Da me che mai vorrà?

ALES.

Vorrà lagnarsi, io dubito...

MAD.

Se favorir volete...

CAV.

Eccomi, vengo subito. (s'accosta a madama di Bignè.)

PED.

Ciascuno si diverte, ciascuno ha la sua tresca;

Io anderò a divertirmi con un po' d'acqua fresca. (va a bevere dove sono le acque.)

MAD.

Sedete un poco qui. (al Cavalier Giocondo.)

CAV.

Obbedisco, signora.

MAD.

Cotesta pellegrina la conosceste ancora?

CAV.

Vi dissi in confidenza la cosa come fu.

Fuggita è dal serraglio, e non ne so di più.

MAD.

Signor, siete ingannato. Quelli son due birbanti,

Che per gabbare i creduli far sogliono i viandanti.

Può dir don Alessandro, se voi siete in abbaglio:

Ei sa dove Lisaura sia stata nel serraglio.

La conosce, l'ha amata, non ve ne siete accorto?

Tutti d'accordo han fatto a casa vostra un torto.

E voi lo soffrirete? e voi terrete mano

A una pessima tresca, facendogli il mezzano?

CAV.

Come! in questo momento voglio cacciarli via.

MAD.

No, tacete per ora.

CAV.

Birbanti in casa mia?

Il Cavalier Giocondo, che ha in casa sua alloggiati

Conti, marchesi e principi, ed altri titolati?

A me per trappolarmi narrar quel che non è?

Da cavalier ch'io sono...

MAD.

Venite via con me.

CAV.

Dove?

MAD.

A pensar il modo di vendicar l'azione.

CAV.

Di doppie e di zecchini vantarmi un centurone?

Favole raccontarmi?

MAD.

Ora il parlarne è vano.

Discorrerem per via.

CAV.

Farmi fare il mezzano?

MAD.

Andiam, venite meco. Non vi perdete qui.

CAV.

Col Cavalier Giocondo non si tratta così.

MAD.

Venite, o non venite?

CAV.

Vengo.

MAD.

Son stanca ormai.

CAV.

A un uom della mia sorte? Non lo credeva mai. (parte con madama di Bignè.)

LIS.

Parte col Cavaliere. Che cosa mai vuol dire? (a don Alessandro.)

ALES.

Se vuol partir Madama, lasciamola partire. (a Lisaura.)

POSS.

Parte il signor marito, e a me non dice niente? (a Gianfranco.)

GIAN.

Siete da me servita. È un cavalier prudente.

POSS.

Andiamo ancora noi. (a Gianfranco, alzandosi.)

GIAN.

Andiam, se ciò v'aggrada.

Voi venite, signori? (a Lisaura e don Alessandro.)

LIS.

Sì, fateci la strada.

GIAN.

Lasciatevi servire, giacché ho la bella sorte. (a madama Possidaria.)

POSS.

Andiamo a ritrovare il mio signor consorte. (parte con Gianfranco.)

ALES.

Essi già s'incamminano, andiamo ancora noi. (a Lisaura.)

LIS.

Io non ho tanta fretta. Li seguiremo poi.

Dunque voi non volete darmi la man di sposo?

ALES.

Lo farei, se potessi.

LIS.

Se foste più amoroso,

Non trattereste meco con tanta indifferenza.

ALES.

Deggio a' parenti miei usar tal convenienza.

LIS.

Dunque mi lascerete?

ALES.

V'offro la servitù.

LIS.

Ma che dirà Madama?

ALES.

Io non ci penso più.

Delle impazienze sue, del suo gridar son stanco.

LIS.

Andiam.

ALES.

Più non si vedono Madama con Gianfranco.

Non so la via.

LIS.

Chiedendo, si va per tutto il mondo.

Signor, per dove vassi dal Cavalier Giocondo? (a don Pedro.)

PED.

Non so, io non ho pratica gran cosa del paese.

Direi... Ma non ardisco di chiederlo al Marchese.

ALES.

D'andar al Cavaliere, signor, qual è la via? (al Marchese.)

MAR.

Possiam, qual siam venuti, tornare in compagnia.

PED.

(Oh via, n'hanno abbastanza).

MAR.

Don Pedro.

PED.

Mia signora.

MAR.

Superfluo è andare a letto, già vicina è l'aurora.

Possiamo col Marchese andar di buon mattino

A riveder un poco il nostro Rinaldino.

PED.

Per me n'ebbi abbastanza delli favori suoi:

Vi prego dispensarmi; andateci da voi.

MAR.

Già siete stato sempre con lui uomo selvaggio,

La mala educazione fa un giovane malvaggio.

Lode al ciel, che in collegio starà per sua fortuna;

Apprender non poteva da voi maniera alcuna.

Voi liberato siete da un pesoaggravante,

Io voglio liberarmi da un critico pedante.

Senza di me potete tornarvene al paese,

Io resterò in Bologna con il signor Marchese.

PED.

Già lo so che l'amore...

MAR.

Che dir vorreste, ardito?

Il marchese di Sana or sarà mio marito.

PED.

Con lei me ne rallegro.

ALES.

Me ne rallegro anch'io.

LIS.

Così fa chi vuol bene, don Alessandro mio.

MAR.

Andiam, signori miei.

LIS.

Vi seguitiamo; andate.

ALES.

Favorite la mano.

 

 

 


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