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Colombina - Signora padrona, non ve l'ho detto?
Donna Eleonora - Ebbene, chi è?
Colombina - Il signor Anselmo, il quale probabilmente verrà a portar
via quei pochi denari che potevano servire per voi.
Anselmo - Si può venire? (di dentro)
Donna Eleonora - Passi, passi, signor Anselmo.
Colombina - (Almeno gli voglio dire le nostre miserie). (da sé)
Anselmo - Buon giorno a V. S. illustrissima.
Donna Eleonora - Serva, signor Anselmo.
Anselmo - Come sta ella? sta bene?
Donna Eleonora - Eh, così, così: oppressa dalle mie disgrazie.
Anselmo - Ah! davvero la compatisco; e tutta la città sente con
rammarico e dispiacere le sue disavventure.
Donna Eleonora - S'accomodi.
Anselmo - Grazie alla bontà di V. S. illustrissima. (siede)
Donna Eleonora - Caro signor Anselmo, non mi mortificate con
cerimonie che poco si convengono allo stato in cui mi ritrovo.
Anselmo - Mi perdoni, signora. Ella è nata dama: povertà non guasta
gentilezza. Le male azioni son quelle che
pregiudicano all'onore delle famiglie, e non le disgrazie. La fortuna può
levare i denari, ma non arriva a mutare il sangue. La nobiltà è un carattere
indelebile che merita sempre venerazione e rispetto; e siccome il nobile,
benché povero, è sempre nobile, così dobbiamo noi altri umiliarci alla nobiltà
del sangue, senza riflettere agli accidenti della fortuna.
Donna Eleonora - Tutti non pensano come voi, signor Anselmo, e per lo
più si stima più nobile chi ha più denari.
Anselmo - Io le protesto che per lei ho tutto il rispetto, e tanto la
stimo ora, ch'è in questo stato, quanto in tempo delle sue fortune.
Donna Eleonora - Voi siete un uomo pieno di bontà e gentilezza.
M'immagino per qual motivo vi siate preso l'incomodo di favorirmi, onde non
voglio più lungamente tenervi in disagio. Colombina.
Colombina - Illustrissima.
Donna Eleonora - Apri quel cassettino e portami quella borsa.
Colombina - La servo. (Oggi non si desina più). (da sé)
Anselmo - Signora donna Eleonora, è vero ch'è passato il semestre; ma
se mai ella si ritrovasse in bisogno e che questo denaro le potesse giovare, son galantuomo, glielo dico di cuore, se ne serva, che io
la faccio padrona.
Donna Eleonora - Vi ringrazio infinitamente. Son
debitrice e devo soddisfare al mio debito. Via, Colombina, conta il denaro al
signore Anselmo, e si compiacerà di farmi la ricevuta.
Anselmo - Non so che dire; quando non lo vuol tenere, quando ella non
ha bisogno, le chiedo scusa e lo prendo per obbedirla.
Colombina - (contandogli i denari, parla piano ad Anselmo) (Oh
signor Anselmo, se sapeste le nostre miserie! Sono cinque giorni che non bolle
la pentola. Si mangia un poco di pane con un ramolaccio senza sale, un poco di
pappa nell'acqua, e si muor dalla fame).
Anselmo - (Come! La signora è in tanta necessità; le offerisco di rilasciarle il denaro, e lo ricusa?). (piano
a Colombina)
Colombina - (Ella è fatta così, morirebbe piuttosto che domandare).
Anselmo - (Ma perché?).
Colombina - (Per certi scrupoli, che non vagliono
un fico).
Anselmo - (Bene, ho capito. Fate una cosa: andate via, e lasciatemi solo
con lei).
Colombina - (Signor sì, mi raccomando alla vostra carità). Signora,
il denaro è bello e contato; vado a fare una cosa. (parte)
Anselmo - Signora donna Eleonora, la supplico per amor del cielo
perdonarmi la libertà ch'io mi prendo. Qui siamo soli, nessuno ci sente, mi
sono note le sue indigenze, son galantuomo, son uomo avanzato in età; grazie al cielo, venti scudi non
mi fanno né più povero, né più ricco; la prego degnarsi di tenerli per sé, di
servirsene ne' suoi bisogni, me li darà quando le tornerà più comodo.
Donna Eleonora - Ah, signor Anselmo, il cielo vi benedica pel bel
cuore che voi avete, per la generosa esibizione che voi mi fate. È vero, mi
trovo in angustie, ma non ardisco permettere che voi tralasciate di ricevere il
denaro che vi è dovuto, col pericolo di non averlo mai più.
Anselmo - Se più non l'averò, pazienza.
Intanto se ne prevalga; e le giuro che altro fine non mi muove a usarle quest'atto di buon amore, se non che la compassione delle
sue disgrazie.
Donna Eleonora - Vi rimuneri il cielo per una sì bella pietà.
Anselmo - Fo il mio debito e niente più. In questo mondo abbiamo da
assisterci l'uno coll'altro. L'intenzione del cielo è
che tutti abbiano del bene. Chi è più ricco, deve darne a chi è più povero, e
bisogna considerare che anche i più ricchi possono diventar miserabili. Si
consoli, si regoli con prudenza, e non dubiti che il cielo l'aiuterà. Buon
giorno a V. S. illustrissima. (si alza) (Mi fa compassione. Chi è
avvezzo a viver male, presto si accomoda a viver bene; ma chi è avvezzo a star
bene, oh quanto dura fatica ad accomodarsi a star male!). (da sé, fa
riverenza e parte)
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