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| Carlo Goldoni Il cavaliere e la dama IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Prima. Pasquino da viaggio, poi Don Rodrigo
PASQUINO da viaggio, poi DON RODRIGO.
Pasquino - Maledetta la mia disgrazia! Son nato sciocco e morirò barbagianni! Corpo del diavolo; ho perduta la lettera. Il mio padrone mi manda a posta da Benevento a portare una lettera alla padrona, e il diavolo me l'ha portata via. Don Rodrigo - (Questi è il servo di don Roberto). (da sé) Pasquino - Se non la trovo, son disperato. (va cercando la lettera intorno di sé e per terra) Pasquino - Una lettera che mi ha data il padrone per portare alla mia padrona. Don Rodrigo - Come sta il tuo padrone? Pasquino - È in letto, che sta combattendo fra il male ed il medico. Don Rodrigo - Perché dici così? Pasquino - Perché il male ed il medico fanno a gara per ammazzarlo più presto. Don Rodrigo - (È ridicolo costui). (da sé) Dunque il tuo padrone è ammalato? Pasquino - Signor sì, ed io ho perduta la lettera. Don Rodrigo - Don Roberto scrive una lettera a donna Eleonora? Pasquino - Signor sì. Abbiamo fatto la cosa in due. Pasquino - Egli l'ha scritta ed io l'ho perduta. Don Rodrigo - (Voglio valermi di costui per il mio disegno). (da sé) Come farai a presentarti a donna Eleonora senza la lettera di suo marito? Pasquino - Io fo conto di tornarmene a Benevento coll'istessa cavalcatura. (accenna le proprie gambe) Don Rodrigo - E vorrai partire senza lasciarti vedere dalla padrona? Se ella sa che sei qui venuto, dubiterà che don Roberto sia morto e darà nelle disperazioni. Pasquino - È vero; anderò a consolarla. Don Rodrigo - Se vai senza lettera, è peggio. Pasquino - Dunque anderò o non anderò? Don Rodrigo - Orsù, sentimi, io ti darò da portarle una cosa che le sarà più cara della lettera. Pasquino - Buono. L'averò a caro. Don Rodrigo - Eccoti una borsa con dentro cinquanta scudi. Devi portarla a donna Eleonora e dirle che a lei la manda il consorte, aggiungendo che egli la riverisce e sta meglio di salute. Se chiede perché non abbia scritto, le dirai perché non ha avuto tempo; ma avverti sopratutto di farle credere senza dubbio che il danaro venga da don Roberto. Pasquino - Signore, non faremo niente. Pasquino - Perché quando dico una bugia, divengo rosso. Don Rodrigo - Procura di usar franchezza. Parla poco; dalle la borsa, e vattene presto. Se ti porti bene, vieni al caffè vicino, e ti darò uno scudo di mancia. Pasquino - Per far ch'io non venga rosso, non vi è altro rimedio che toccarmi il viso con dell'oro o con dell'argento. Se questo scudo l'avessi avanti, mi par che la cosa anderebbe meglio. Don Rodrigo - Ti ho capito. Eccoti uno scudo, opera da tuo pari. Pasquino - Lasci fare a me, sono un uomo di garbo. Don Rodrigo - Sopratutto avverti, per qualunque interrogazione che ti facesse, non nominare la mia persona. Pasquino - Non vi è dubbio che io vi nomini, perché non mi ricordo come abbiate nome. Don Rodrigo - Vanne, ti aspetto al caffè vicino con la risposta. Don Rodrigo - Lo scudo te l'ho dato. Pasquino - Quello è per il viso; quell'altro servirà per la mano. Uno per il rossore e l'altro per la vergogna. Don Rodrigo - Portati bene, e non dubitare. Pasquino - Sa V. S. come dice il proverbio? Una mano lava l'altra e tutte due il viso. (parte) Don Rodrigo - Costui è faceto, ma so per relazione essere fedele ed onorato; onde son certo che non mi gabberà. In questa guisa soccorrerò donna Eleonora, senza offendere la sua delicatezza. Ella è una dama piena di spirito e di buone massime, ed io sempre più mi sento stringere dalle prerogative del di lei merito. Se ella fosse libera, non esiterei un momento a dichiararle il mio cuore, ma essendo moglie, soffocherò i miei sospiri, dissimulerò qualunque passione, e mi farò gloria di servire puramente una dama, che fa risplendere il decoro della sua nascita anche fra le persecuzioni della fortuna. (parte)
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