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Donna Eleonora - La maniera di battere sembra di don Rodrigo.
Colombina - Ah, ah, ci siamo noi! (viene)
Donna Eleonora - Che vuoi tu dire?
Colombina - Oh come siete venuta rossa! Eccolo il signor don Rodrigo.
Don Rodrigo - Vostro umilissimo servitore.
Donna Eleonora - Serva obbligatissima, don Rodrigo; da sedere. (a
Colombina)
Colombina - La servo. (porta le sedie)
Don Rodrigo - Ho veramente anticipato il tempo che avevo prefisso
d'incomodarvi.
Donna Eleonora - Mi avete anticipate le grazie.
Don Rodrigo - L'ho fatto per rendervi più sollecitamente intesa aver
io eseguiti i vostri comandi colla presentazione del memoriale.
Donna Eleonora - Troppa bontà, don Rodrigo.
Colombina - (Ecco una di quelle occhiate che dico io: sarà meglio che
me ne vada). (da sé) Signora, se non mi comanda, vado in cucina.
(parte)
Donna Eleonora - Va pure. Ebbene, don Rodrigo, che ha detto il signor
Segretario?
Don Rodrigo - Mi assicurò della sua protezione per voi.
Donna Eleonora - Spererei per altro che uopo non fosse d'incomodarlo,
poiché il mio Dottore mi ha portata la nuova della vittoria ottenuta.
Don Rodrigo - Dunque la causa è vinta?
Donna Eleonora - Così egli mi disse; ma siccome il fiscale voleva
appellarsene, è stato necessario il sacrificio di venti scudi per impedirne il
progresso.
Don Rodrigo - Venti scudi, nello stato in cui vi ritrovate, è una
somma considerabile.
Donna Eleonora - Il cielo mi ha provveduto.
Don Rodrigo - Signora, me ne rallegro di cuore. Deh, benché io non
meriti da voi finezze, ardisco pregarvi farmene la confidenza.
Donna Eleonora - Signore, ve lo dirò, giacché purtroppo la mia serva
so avervi confidate le mie soverchie indigenze. Il soccorso mi venne donde meno
me l'aspettava.
Don Rodrigo - Forse dalle mani di vostro consorte?
Donna Eleonora - No, che anzi egli ritrovasi in una luttuosa miseria.
Don Rodrigo - (Come andò la faccenda?) (da sé) Dunque
da chi vi venne il soccorso?
Donna Eleonora - Dalle mani di un servo.
Don Rodrigo - Dal vostro Pasquino?
Donna Eleonora - Per l'appunto.
Don Rodrigo - Ed egli non l'ebbe dal vostro sposo?
Donna Eleonora - (Che interrogazione caricata!) (da sé) No
certamente; vi dico che don Roberto è in peggiore stato del mio.
Don Rodrigo - Ma da chi l'ebbe?... Ditemi in grazia; in che somma era
il denaro?
Donna Eleonora - Erano cinquanta scudi.
Don Rodrigo - E da chi ebbe il servo questi cinquanta scudi?
Donna Eleonora - Mi disse che a lui li aveva consegnati mio marito per recarli a me.
Don Rodrigo - E voi non glielo avete creduto?
Donna Eleonora - No, perché aveva una lettera che diceva tutto il
contrario.
Don Rodrigo - Ah! aveva anche una lettera dunque Pasquino?
Donna Eleonora - (Come si va riscaldando in questo discorso). (da
sé) Certo aveva una lettera, in cui dicevami
don Roberto essere oppresso dalla febbre e circondato dalle miserie.
Don Rodrigo - (Poter del mondo, colui mi ha ingannato!). (da sé)
Donna Eleonora - (Cresce il suo turbamento). (da sé)
Don Rodrigo - Ma veramente, vi ha detto il servo da chi abbia ricevuto
egli il denaro?
Donna Eleonora - Non me l'ha detto. Scoperta ch'io ebbi la lettera,
fuggì immediatamente per non essere da me obbligato a palesare la verità.
Don Rodrigo - Questa veramente può dirsi una provvidenza del cielo.
Donna Eleonora - Sì, se io non la credessi tuttavia un'industriosa
invenzione di qualche cuor liberale.
Don Rodrigo - E vi sarà chi abbia cuor di donare, senza la vanità di
dichiararsi autore del dono?
Donna Eleonora - Sì, don Rodrigo, questo cuore pietoso, questo cuore
magnanimo vi è senz'altro; ne dubitai fino ad ora, ma oramai ne son certa.
Don Rodrigo - Chi è questi? Poss'io
saperlo?
Donna Eleonora - Voi lo siete, o cavaliere, il più degno di sì bel
titolo.
Don Rodrigo - Io, signora?
Donna Eleonora - Sì, voi; è vano che a me vi nascondiate. Dopo che io
ho ricusato per onestà l'esibizioni cortesi che fatte mi avete, dubitai che da
voi mi venisse l'industrioso sovvenimento. Ora dagli effetti che in voi hanno
fatto le stravaganze di un racconto giuntovi affatto nuovo, mi assicurai d'una
verità che mi reca in un tempo stupore, obbligazione e rossore.
Don Rodrigo - Siete assolutamente in errore. Io non ho il merito di
avervi soccorsa. Io non mi son preso l'ardire di
farlo, da che lo avete in presenza mia ricusato. Non l'ho fatto, vi dico, non
l'ho fatto; e quando fatto l'avessi, una minima parte di quel rossore che
accennate di concepire per un tal dono, distruggerebbe tutto il merito del
donatore.
Donna Eleonora - Oimè!... Colombina. (chiama)
Don Rodrigo - Vi occorre nulla? Poss'io
servirvi?
Donna Eleonora - Ho il cuore oppresso. Colombina.
Colombina - Illustrissima. (viene)
Donna Eleonora - Dammi lo spirito di melissa.
Colombina - La servo. (Oh, oh, davvero che don Rodrigo le ha fatto
muovere i vermi). (va a prendere la boccetta)
Don Rodrigo - Se comandate, vi servirò io. (le dà la sua boccetta)
Donna Eleonora - Accetto le vostre grazie. (la prende)
Colombina - Eccola. (viene)
Donna Eleonora - Va via, non occorre altro.
Colombina - (Ho inteso, l'asta d'Achille ferisce e risana). (parte)
Donna Eleonora - Compatitemi, don Rodrigo; lo stato infelice del
povero mio consorte mi opprime lo spirito.
Don Rodrigo - È sempre lodabile quella dama che ha dell'amore pel suo
sposo.
Donna Eleonora - Voi non siete di quelli che insinuano alle mogli
odiare i propri mariti.
Don Rodrigo - Guardimi il cielo. Non credo
possa darsi al mondo azione più vile ed indegna, quanto quella di disunire gli
animi di due congiunti. Pur troppo fra il marito e la moglie vi sono de' frequenti motivi di dissensioni e discordie, e se
qualche maligno spirito e torbido li fomenta, diventano in poco tempo i più
crudeli nemici. Come? Non è lecito rubare una borsa, un orologio, e sarà lecito
rubare la pace, insidiare la moglie altrui? S'io fossi col nodo maritale già
stretto, non soffrirei un simile attentato da chi che sia, e riputerei per
indegno e mal cavaliere chiunque aspirasse a rapirmi una minima parte del cuore
della mia sposa.
Donna Eleonora - Sareste voi un marito geloso?
Don Rodrigo - No, donna Eleonora. Amerei di buon cuore la società, né
impedirei all'onesta moglie che si lasciasse opportunamente servire. Servitù
semplice non è riprensibile. Io ho l'onore di servirvi da qualche tempo. Voi
siete una bella dama, siete giovane, siete adorabile, io son
libero, son uomo, sono conoscitore del vostro merito.
E che per questo? Potete voi imputarmi di poco onesto? Può il vostro marito
dolersi della mia amicizia? Niuno meglio di voi può dirlo, e ve lo chiedo in un
tempo che niente può stimolarvi a celare la verità.
Donna Eleonora - Sì, don Rodrigo, la vostra onestà, la vostra
cavalleria non può arrivare più oltre. Ella però non avrebbe un gran merito,
quando avesse per me dell'indifferenza.
Don Rodrigo - Senza offendere l'onestà della dama, può anche soffrire
qualche inclinazione per essa il cavaliere più saggio. Basta che non permetta
egli mai che giungano i fantasmi d'amore a intorbidare la purezza delle sue
intenzioni.
Donna Eleonora - E chi può compromettersi di una sì bella virtù?
Don Rodrigo - Ognuno che non ha per costume l'essere dissoluto. Non
nego che possano talvolta sorprendere un cuore il più illibato, il più onesto,
pensieri scorretti e pericolosi, ma con una politica distrazione si troncano,
dandosi a far qualche cosa, chiamando un servo...
Donna Eleonora - Colombina. (chiama)
Colombina - Illustrissima. (viene)
Donna Eleonora - Termina quella scuffia.
Don Rodrigo - (Ho inteso, donna Eleonora ha bisogno della
distrazione). (da sé) Signora, è tempo che io vi levi il
disturbo. (s'alzano)
Donna Eleonora - Perché sì presto? Ho chiamato la serva, perché mi
preme la scuffia.
Don Rodrigo - Un affare di qualche rimarco mi chiama altrove.
Donna Eleonora - Non so che dire, siete padrone. (Resisti, o mio
cuore). (da sé)
Don Rodrigo - (Trionfa, o mia virtù). (da sé) (si
guardano con passione)
Colombina - (Ecco le solite occhiate patetiche). (da sé)
Don Rodrigo - Donna Eleonora, son vostro
servo.
Donna Eleonora - Addio, don Rodrigo. (don Rodrigo mira donna
Eleonora, fa riverenza e parte)
Colombina - Bellissimi quei muti complimenti, vagliono
cento volte più delle vostre parole. (parte)
Donna Eleonora - Ahimè! Crescono fieramente
i turbamenti del mio cuore. No, no, don Rodrigo non giunga mai a scoprire
l'interna guerra cagionata dal di lui merito nel mio seno. Mi servano di regola
e di sistema le belle massime da lui proposte per la più onesta e virtuosa
conversazione. Benché per altro è molto diverso il meditare dall'eseguire; e
molte belle e prudenti cose per facili altrui si vanno insinuando, le quali poi
dure e difficilissime riescono non solo a chi le apprende, ma a chi le insegna.
(parte)
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