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SCENA DECIMA
Camera
di donna Rodegonda.
Donna Rodegonda,
donna Emilia, poi un cameriere.
RODEG.
Spero, donna Emilia, che vi tratterrete qualche tempo
in questa città.
EMIL.
Io ci starei volentieri ma dipendo da mio marito.
RODEG.
Egli non ci abbandonerà così presto.
EMIL.
Sapete che una lite l’ha qui condotto, e da questa dipendono le sue
risoluzioni.
RODEG.
Casa mia tanto più si crederà onorata, quanto più vi compiacerete restarvi.
EMIL.
Gradisco le vostre grazie, col rossore di non meritarle.
RODEG.
Favorite d’accomodarvi.
EMlL. Lo faccio per obbedirvi.
RODEG.
Orsù, amica, datemi licenza ch’io vi tratti secondo la
mia maniera di vivere, che vale a dire schietta e libera, senza affettazioni.
Casa mia è casa vostra. Trattiamoci con amicizia, con cordialità, essendo io inimicissima dei complimenti.
EMIL.
Questa è una cosa che mi comoda infinitamente. Chi è avvezzo a vivere in un
piccolo paese, come fo io, pena a doversi adattare ai
cerimoniali delle gran città.
RODEG.
Come passate il tempo nel vostro paese? Vi sono delle buone conversazioni?
EMIL.
Si conversa, ma con una gran soggezione. Se uno va in
casa d’una donna più di due volte, tutto il paese lo sa, si mormora a rotta di
collo, e se qualche donna di spirito tratta e riceve, le altre non si curano di
praticarla, credendo che la conversazione rechi dello scandalo e del disonore.
RODEG.
Oh, che buone femmine saranno quelle del vostro castello!
EMIL.
Buone? Se sapeste che razza di bontà regna in quelle
care donnine! Salvata l’apparenza, tutto il resto è niente. In
pubblico tutte esemplari: in privato, chi può s’ingegna.
RODEG.
Oh, è meglio vivere nelle città grandi! Qui almeno si conversa, si tratta
pubblicamente, e non vi è bisogno, per evitare lo scandalo, di far maggiore il
pericolo. Gli uomini da voi saranno gelosi.
EMIL.
Come bestie.
RODEG.
E da noi niente.
EMIL.
Oh, che bel vivere nelle gran città!
CAM.
Illustrissima, è qui il signor don Roberto. (a
donna Rodegonda)
RODEG.
È padrone. (il Cameriere parte) Questo è un cavaliere di garbo, che ha sposata pochi mesi sono una bella dama. (a donna Emilia)
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