Carlo Goldoni
Il conte Caramella

ATTO PRIMO

SCENA QUARTA   Dorina, poi il Marchese

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SCENA QUARTA

 

Dorina, poi il Marchese

 

DOR.

Serbar la fede ai morti?

Oibò, non s’usa più. Poche son quelle

Che amino, quando è vivo, il lor consorte:

Figuratevi poi dopo la morte.

MAR.

E ben, cara Dorina,

Che novella mi date?

DOR.

Signor, non dubitate;

Si va la mia padrona a poco a poco

Disponendo a sentire il vostro foco.

(Lusingarlo convien).

MAR.

Oh me felice,

Se ella pure si accende!

DOR.

È di già accesa;

Ma acciò duri la fiamma, e non si spegna

Vi vuol, signor Marchese, della legna.

MAR.

Tu vedi ch’io non cesso

Coi sguardi e coi sospiri,

Colle dolci parole, attento e scaltro,

Esca porgere al foco.

DOR.

Eh, vi vuol altro!

Affé, rider mi fate

Voi altri che pensate

Coi pianti, con i vezzi e coi sospiri

Una donna obbligar. Per mantenere

Di femmina nel cor vivi gli affetti,

Vi voglion, padron mio, dei regaletti.

 

Che vi credete, bei parigini,

Far coglinchini, col sospirar?

Se voi ci dite: «Servo obbligato»;

E noi col cuore: «Oh che sguaiato

Voi soggiungete: «V’amo, v’adoro,

Bella, mia stella, languisco e moro»;

E noi ridiamo, e vi diciamo:

«Signor arsura, per far figura,

Altro vi vuole che sospirar». (parte)

 

 

 


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