Carlo Goldoni
Il conte Caramella

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA   Cecco e detto

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SCENA SETTIMA

 

Cecco e detto.

 

CEC.

Ma a quest’ora

Solo andar non mi piace. Il sol tramonta;

Se la notte mi prende e si fa oscura,

Temo d’ispiritar dalla paura.

Eh, quella mia padrona

È senza carità. Vuol la insalata,

E vuol ch’io la raccolga: tremo tutto.

Per risparmiar la strada e la fatica,

Le porterò del fieno e dell’ortica.

CAR.

Questo è Cecco; far prova

Voglio se mi conosce. Galantuomo.

CEC.

Aiuto!

CAR.

Non temete.

CEC.

Aiuto! Oh me meschino!

CAR.

Che avete?

CEC.

(Ecco lo spirto tamburino).

CAR.

Udite una parola.

CEC.

Anima del padron, da me t’invola.

CAR.

(Anima del padron?) Che? è forse morto

Il conte Caramella?

CEC.

Ahi, mi tremano in corpo le budella.

CAR.

Presto, venite qui.

CEC.

Aiuto! Signor sì.

CAR.

Da me non fuggirete.

CEC.

Co... co... cosa volete?

CAR.

Il conte Caramella cosa fa?

CEC.

Dicono che sia morto in verità.

CAR.

Morto?

CEC.

Morto sicuro,

E lo spirto di lui suona il tamburo.

CAR.

Che fa la moglie sua?

CEC.

La vedovina...

Vorrebbe, poverina...

Per causa del tarapatà, patà...

La sposasse qualcun per carità.

CAR.

Come! come! che dici?

CEC.

In con quel bastone,

Caro signor barbone.

CAR.

È forse innamorata?

CEC.

Vi dirò:

Certo signor Marchese

Le va girando intorno.

CAR.

(A tempo son venuto).

Narrami del Marchese.

CEC.

Aiuto, aiuto!

CAR.

Fermati, dove vai? (si ode il tamburo, e lo trattiene)

CEC.

Non posso più.

CAR.

Ma che diavolo hai tu?

CEC.

Non avete sentito? siete sordo?

CAR.

Il tamburo?

CEC.

Il tamburo.

CAR.

E ben! che cosa importa?

CEC.

Sapete chi lo suona?

CAR.

Sarà qualche villan di questa terra.

CEC.

L’anima del padron ch’è morto in guerra.

CAR.

Eh, sei pazzo.

CEC.

Son pazzo?

Qui si sente suonar e non si vede;

Onde la verità fa testimonio

Che, se non è il padron, sarà il demonio.

CAR.

Che spirti? che demoni?

Il vino del padron avrai bevuto.

Tu sarai ubriaco.

CEC.

Aiuto, aiuto! (si sente il tamburo)

 

Per carità, lasciatemi,

Non posso più parlar;

In verità, credetemi,

Mi sento spiritar.

Il tamburino è

Che fa tarapatà.

Il cor per lo spavento,

Allora che lo sento,

Mi fa plà, plà, , plà.

Oimè, ch’ei salta fuori,

Oimè, ch’ei viene qua.

Tenetemi, salvatemi,

Reggetemi, celatemi,

Oimè, per carità. (parte)

 

 

 


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