Carlo Goldoni
Il conte Caramella

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA   Il Conte Caramella

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SCENA OTTAVA

 

Il Conte Caramella

 

 

Oh cosa sento? In casa

Spiriti col tamburo? Eh, non son io

Sciocco da creder ciò. Penso piuttosto

Che nasconder si possa

Uno spirto dentro in carne ed ossa.

Ma oimè, per qual ragion? Per far che sia

Oppressa dal timor la moglie mia;

E poscia col terrore

Guadagnar la sua grazia ed il suo core.

Oh geloso pensier che mi tormenta!

Che fo? Mi svelo? No, ch’è troppo presto.

Vado altrove, o qui resto?

Che far non so: mi sento

Dall’ira suggerir mille pensieri,

Tutti vari fra lor, ma tutti fieri.

 

Mi dice il cor sdegnato:

«Svena la moglie infida»;

Sento l’onor che grida:

«Trafiggi il tuo rival».

Son nave combattuta

Di qua, di , dall’onde;

Si perde, si confonde

Fra scogli il mio pensier.

Alcun consiglieria

Ch’io me n’andassi via

Senza curar le doglie

D’infida e trista moglie.

Ma son un onorato

Marito, e buon soldato.

Sì, sì, la vuò veder. (parte)

 

 

 


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