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Carlo Goldoni
Il cavaliere e la dama

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  • ATTO SECONDO
    • SCENA SEDICESIMA
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SCENA SEDICESIMA

 

Camera da conversazione, con tavola da giuoco e lumi.

 

Donna Eularia, donna Rodegonda e donna Emilia.

 

RODEG. Così è, donna Eularia, domani perdiamo donna Emilia.

EUL. Perché, donna Emilia, partir sì presto?

EMIL. Mio marito è stato obbligato ad accomodarsi co’ suoi avversari. Ha rimesso tutte le sue ragioni nel conte Ercole: questa sera stenderanno il compromesso, e domani ritorneremo al nostro castello.

EUL. Perché non trattenersi un poco a goder questa nostra città?

EMIL. Mio marito non si trattiene fuori del suo paese per divertimento; se non esce per affari, non si stacca un giorno da casa sua.

EUL. Lodo infinitamente il buon costume di un cavaliere che sa regolare se stesso e la sua famiglia.

RODEG. Ma non vi potrebbe lasciare qualche giorno con me? M’impegnerei d’accompagnarvi io stessa a Castelbuono.

EMIL. Oh, non mi lascerebbe un giorno lontana da sé.

EUL. Anche in questo fa bene. La moglie non è mai accompagnata meglio, che quando sta col marito.

 

 

 




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