Carlo Goldoni
La castalda

L’AUTORE A CHI LEGGE

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L’AUTORE A CHI LEGGE

 

Questa è una di quelle Commedie che accennai nel mio manifesto, essere da me credute meno degne delle altre di veder la luce del Mondo; ma il manifesto del Bettinelli, anteriore al mio, pubblicato da lui coll’assenso del Medebach, nominandole tutte, e tutte al pubblico promettendole, mi ha obbligato a stamparle, perché non si dicesse l’edizione mia imperfetta essere, e mancante. Egli è ben vero però, che prima di darle al torchio le ho prese seriamente per mano, le ho riformate, e questa precisamente posso dire d’averla intieramente rifatta. Ella ne avea bisogno; pochissimo incontro ha fatto sopra la scena, quantunque la parte principale della Castalda sostenuta fosse dalla celebre Corallina, tanto ne’ fogli miei decantata e tanto universalmente applaudita. Fu quella la prima volta ch’io ebbi il piacer di scrivere per la brava Attrice; pochissimo io l’avea veduta recitare per avanti, onde non aveva ancor bene il suo carattere rilevato, come in appresso poi mi riuscì di colpirlo nella Serva amorosa, nella Locandiera ed in tante altre. Io ebbi sempre nello scrivere, ed ho tuttavia, un precetto asprissimo, che gli altri Scrittori per lo passato non hanno avuto, quello cioè di adattare la Commedia alla compagnia degli Attori, e non poterli scegliere per la rappresentazione delle Opere mie. Da ciò ne avviene, che conosciuto da me il valore d’un Personaggio, rare volte m’inganno, e poco felici riescono alcune scene, quando incerto sono di chi le debba rappresentare. Per me nessun Personaggio è inutile. Ciascheduno ha qualche carattere particolare, che può servire al Teatro; chi più, chi meno, egli è vero, ma i mezzi caratteri son necessari ancora, come le mezze tinte ai Pittori. Allora quando si esercitavano i Commedianti nelle loro Commedie a soggetto, chi non era bravo, non si poteva soffrire; ora si soffre anche il debole, in grazia di una parte che gli convenga. Il male si è che regna ancora fra alcuni di tal mestiere la pretensione del primo luogo, onde ne avviene che si rovinano da loro stessi. Ciò accade sovente nelle Compagnie che rappresentano le Commedie stampate. Ciascheduno si crede capace di far la parte migliore, supponendo che questa possa nascondere i suoi difetti. Per me ho sempre detto essere la prima Donna quella che sulla Scena si fa più onore d’un’altra; onde, siccome è accidentale l’incontro, così dovrebbe essere alternativa la preminenza. Chi va al Teatro e spende il suo denaro per aver piacere, non è impegnato a sostenere il grado degli Attori, ma il merito; e se può accorgersi che per causa de’ loro puntigli abbiano i Commedianti distribuita male una Commedia, s’arrabbia contro di loro e li maledice. Se abbattesi poi a vederla così mal disposta un povero Attore, freme e delira; che però, giacché tutti i Comici che girano per lo Mondo non trovano disutile la rappresentazione delle Opere mie, e molti dilettanti ancora si compiacciono di recitarle, voglio istantemente pregarli a badar bene alla distribuzione delle parti, da che dipende l’esito fortunato della rappresentazione e il maggior onore di lor medesimi. Tanto più devon farlo, perché essendo la Commedia stampata, da ciascheduno può esser letta, e peggio per loro se scomparisce in Teatro, per difetto di mala distribuzione. Fin tanto che venivano le mie Commedie rubate, e si recitavano da chi le poteva avere, pria che stampate fossero, la colpa poteva essere dell’Autore soltanto, se mal riuscivano. Perciò determinato mi sono a stamparle, più che per l’utile ch’io ne ricavo, e dall’aver tante volte sentito dir da più d’uno: questa Commedia mi piacque tanto nel leggerla: oh come fu strapazzata! La prima Donna non doveva far quella parte: al primo Uomo non conveniva quell’altra. Questa è la mostruosità che si vede ordinariamente ne’ Drammi in musica. Farà da Madre una giovinetta; da Figlia una vecchia; da Generale un ragazzo; e da Sposino un uomo di sessant’anni con una pancia badiale, da cui impedito a prostrarsi, sta ancora in piedi, allora quando il Padre o il Tiranno gli dice: alzati. Compatisco ne’ Musici una tale priorità, per la differenza del prezzo; ma non so compatirla in que’ tali che hanno egual utile nel primo e nel terzo posto. Se il Re non avesse a star meglio de’ suoi vassalli, non credo che nessuno volesse il peso di comandare, e pure nella gerarchia de’ Comici regna un tal fanatismo, e non è sì facile il disingannarli. Mi son diffuso su tale articolo, poiché vorrei alla Comica Arte poter fare anche quest’altro bene, sicuro che ne riporterebbono tutti la quiete e l’onore che van cercando, e grati si renderebbono tanto più alle persone alle quali procurano di piacere, in quella maniera che ciaschedun artefice non cerca superar nel merito gli altri, se non per acquistarsi più credito e più avventori.

Scusa, Lettor carissimo, se in cosa diffuso mi sono che inutile ti rassembra; eppure inutile non sarà per te ancora, se illuminati i Comici di una tal verità, daranti sulle Scene maggior piacere. Non aspettare che io ti parli della Commedia che stai per leggere, poiché delle Opere mie giudicar non soglio che col parer dell’universale, e avendola, come dissi a principio, sostanzialmente cambiata, non so qual esito sia per avere, né sono a tempo di sentir le critiche per illuminarmi, o per giustificare la mia condotta. I caratteri mi paiono assai verisimili, ed è molto comune quello d’un Vecchio che si lascia dominare da una Donna di spirito, e l’altro eziandio della Donna, che conoscendo il suo punto, sa stabilire la sua fortuna. L’argomento sarebbe troppo triviale, se non venisse adornato da vari accidenti che lo distinguono dai più comuni. La Villa è un sito comodo per ragunar più persone insieme, e queste formano gli Episodi e l’intreccio. La fatica che ho durata nel riformare una tal Commedia, merita almeno qualche compatimento, perché a solo fine condotta di dar piacere a chi legge, senza l’obbligo di riprodurla al Teatro. Se poi non mi sarà riuscito far cosa buona, sarò anche scusabile per le circostanze nelle quali mi trovo. Che anno calamitoso è mai questo per me! Due Personaggi mancati sono in brevissimi giorni dalla Compagnia per cui scrivo: il celebre Pantalone Francesco Rubini, e l’eccellente Brighella Giuseppe Angeleri, il quale, oltre alla maschera sua ordinaria, altri personaggi essenzialissimi sosteneva. Ecco scompaginato tutto l’ordine delle cose, da me ideate quest’anno. Di salute non sono mai stato peggio, e pure mi conviene scrivere col cuor lacerato, sicuro di non esser che da pochissimi compatito, se le Opere mie non averanno fortuna. Io non mi voglio però confondere. Avvezzo sono al bene ed al male; e siccome non mi sono insuperbito mai delle lodi, così non sarà mai che mi avvilisca nelle disavventure. Chi sa che un raggio di luce fra le tenebre non risplenda? Iddio benedica le Opere altrui, e non abbandoni affatto le mie; e solo mi privi dell’amore del pubblico, allor che l’invidia giungesse ad occuparmi il cuore.

 

 

 


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