Carlo Goldoni
L'adulatore

ATTO TERZO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

Il paggio e detti.

 

PAGG. Eccellenza, sono qui i gabellieri ed il bargello, che domandano udienza.

SANC. Sono annoiato. Il segretario non c’è; che tornino.

PAGG. La cosa è di gran premura. Vi è con essi donna Elvira.

SANC. Qualche supplica per suo marito. Se vi fosse il segretario... Via, che passino.

PAGG. (Altri due scudi). (da sé, parte)

CON. Signore, guardatevi dal segretario, ch’è un uomo finto.

SANC. Ah, temo pur troppo che diciate la verità. I servitori esclamano, perché ha loro trattenuti i salari. Si è appropriata una pezza di velluto, che dovea venire nelle mie mani. Ha ingannato il povero Pantalone de’ Bisognosi; ha tentato di sedurmi la mia propria figliuola. Comincio a crederlo un impostore, un ribaldo.

CON. Guardatevi, signore, ch’egli può essere la vostra rovina. Voi presso la Corte sarete responsabile delle sue ingiustizie.

SANC. Sì, è verissimo. Cercherò per tempo di ripararmi.

 

 

 


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