Carlo Goldoni
Il cavaliere di spirito

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA   Don Claudio e Gandolfo.

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Don Claudio e Gandolfo.

 

GAN.

Son quattro giorni in punto che la padrona è qui;

E ch'ella andò lontano è questo il primo .

CLA.

Dunque non la diverte dalla passione austera

La florida campagna in dolce primavera?

GAN.

Finora ella non trova divertimento alcuno;

Le piace di star sola, non vuol veder nessuno.

Talora si compiace di ridere con me,

Poi mi discaccia a un tratto, e non so dir perché.

So pur che la padrona era una volta allegra,

Come ha mai concepito malinconianegra?

La morte del marito cagion non crederei,

Ch'è andato all'altro mondo son più di mesi sei;

E sogliono le vedove, per arte o per virtù,

Piangere il loro sposo tre o quattro giorni al più.

Anzi la mia padrona sì poco avealo intorno,

Che credo di buon core pianto non l'abbia un giorno.

So che saran tre mesi, che l'ho in città veduta.

Dopo la vedovanza più grassa era venuta;

Però, filosofando, a interpretare arrivo

Ch'ella non pensa al morto, ma la tormenta un vivo.

CLA.

Fattor, voi vi apponete sicuramente al vero;

In lei fuoco novello spento ha l'ardor primiero.

Il cuor di donna Florida fe' resistenza invano;

È vittima d'amore, ma l'idolo è lontano.

GAN.

Eppur signor don Claudio, sia detto con rispetto,

Credea che foste voi l'amabile idoletto.

CLA.

Volesse il ciel, che ardesse per me di dolce foco;

Ma un mio rival felice mi escluse, e preso ha il loco.

Ella rimasta vedova, e mal del primo laccio

Contenta, volea vivere sola, senz'altro impaccio.

Giurò le mille volte voler, salda e costante,

Fuggir dagl'imenei, fuggir di essere amante;

Ed io che l'adorava, celando il mio tormento,

Nel rimirarla almeno trovava il mio contento.

Mi provai qualche volta tentar la sua costanza,

Ella non fe' che darmi ripulse alla speranza;

Ed io, soffrendo in pace, dicea: di ciò mi lodo,

Che altri non mi soverchia, s'io nell'amar non godo.

GAN.

Non voler che altri goda quel che si spera invano,

È il solito costume del can dell'ortolano.

CLA.

Ma non andò la cosa, com'io mi lusingai;

Vidi che in lei , pur troppo io mi ingannai.

Un certo amico mio, giovane militare,

Meco la mia tiranna si diede a frequentare.

Non so con quai lusinghe, non so con qual violenza,

Cambiò in tenero amore in lei l'indifferenza;

E sol tardi mi avvidi dell'amoroso assedio,

Quand'era al cuor già reso inutile il rimedio.

GAN.

Eh signor, permettetemi parlar da quel ch'io sono;

Son nato fra i villani, ma anch'io penso e ragiono.

Le donne più costanti nei buoni sentimenti,

Hanno per esser vinte dei facili momenti:

Resistono degli anni, ma poi giunge quel ,

Che trovansi disposte, e dicono di sì.

CLA.

Possibil che il momento per me sì fortunato

Non abbia in tanti mesi per vincerla trovato,

E il mio rival felice in tempo assai minore

Abbia incontrato il punto per allacciarle il cuore?

GAN.

Non vi maravigliate di ciò, signor mio caro,

Un'avventura simile non ha niente di raro.

Sapete che si sparge del grano in un terreno:

Frutta più in una parte, nell'altra frutta meno;

E senza andar lontano a indagar la ragione,

Più rende dove trova miglior disposizione.

Bisogna dire adunque per ciò, che non vi sia

Fra voi e la padrona di molta simpatia;

E che all'incontro il vostro rivale fortunato

Abbia il terreno al grano simpatico trovato.

CLA.

Basta, comunque siasi il mal che ora sopporto,

So che da donna Florida ho ricevuto un torto.

E son nel suo ritiro venuto a ritrovarla

Sol per dolermi seco, e per rimproverarla.

GAN.

E che vuol dir, che l'altro non viene in questa terra?

CLA.

Don Flavio andò in Germania al foco della guerra.

Egli è alfier fra i Tedeschi, e appena dichiarato

Si è l'amor vicendevole, fu a militar chiamato.

L'abbandonò costretto dal dover dell'onore,

Ed ecco in donna Florida la cagion del dolore.

GAN.

L'ha sposata il soldato?

CLA.

No, partì sul più bello,

Il giorno in cui doveva darle il nuziale anello.

GAN.

Hanno fatto scrittura?

CLA.

Nemmeno; il loro affetto

Fida nella costanza, che vanta ognuno in petto.

GAN.

Quand'è così, sentite quel che un fattor vi dice:

Venire anche per voi può il momento felice.

CLA.

No, sperar non mi giova che manchi a una promessa,

Colei che ebbe in orrore di mancare a se stessa.

GAN.

Io penso all'incontrario; e facilmente io stimo

Faccia il secondo passo, chi ha superato il primo.

Giurato avea di vivere vedova senza amore;

Al primo innamorarsi provato avrà il rossore:

Ora che per il primo d'amore ha il sen fecondo,

Potrà più facilmente arrendersi al secondo.

Tutte le azioni umane, a chi ragione ascolta,

Rassembrano difficili all'uom la prima volta;

E poi, se sono buone, si fan più facilmente,

E poscia nelle triste rossor più non si sente.

Onde se i suoi affetti sono costanti e buoni,

Ritroverà per voi le solite ragioni;

E se in un cuor volubile fida l'alfiere anch'esso,

Sperate anche per voi l'avvenimento istesso.

CLA.

Non avrei cuor d'amarla. Per lei don Claudio è morto.

GAN.

In questo, perdonatemi, signore, avete torto

La donna cosa perde, se ha qualcun altro amato?

Se la beltà conserva, il meglio le è restato.

Amor non fa tal piaga, per quello che si dice,

Che lasci lungamente in cuor la cicatrice.

Amata voi l'avete vedova, e non zitella:

Perché l'alfiere amolla, per ciò non è più quella?

Signor, s'ella vi piace, se il caso a voi si appressa,

Amatela, e credetemi, che ancor sarà l'istessa.

CLA.

S'ella ama il mio rivale, il lusingarmi è vano.

GAN.

A fronte di un vicino si scorderà il lontano.

Si vede che il star sola principia avere a tedio;

Ed amerà di avere più prossimo il rimedio.

CLA.

Parmi, se non m'inganno... (osservando fra le scene)

GAN.

Appunto ella ritorna.

CLA.

Ah quanto mi par bella, ancorché disadorna!

GAN.

Guardate se non pare, così da pastorella,

Dïana cacciatrice.

CLA.

Oh quanto mi par bella!

GAN.

Signor, so in quest'incontri la cosa come va:

Con vostra permissione; vi lascio in libertà. (parte)

 

 

 


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