Carlo Goldoni
Il cavaliere di spirito

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA   Donna Florida, poi il Conte Roberto

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SCENA SETTIMA

 

Donna Florida, poi il Conte Roberto

 

FLO.

Conosco che son debole nelle occasion fatali,

Ma già non vi è pericolo, promessi ho i miei sponsali;

E fuor del matrimonio con cui legasi ad uno,

L'onestà mi consiglia di non curare alcuno.

CON.

Permettami, madama, l'accesso nel suo tetto,

Per darle un testimonio di stima e di rispetto;

E insiem per esibirle in questo ermo ritiro

La servitù divota, che consacrarle aspiro.

FLO.

Signor, troppo cortese, troppo gentil voi siete.

Ehi, da seder. Vi prego. (fa cenno al Conte che sieda)

CON.

Ma non vorrei...

FLO.

Sedete. (siedono)

CON.

Lunga stagion godremo l'onor del vostro aspetto?

FLO.

Nol saprei dir. Finora qui trovo il mio diletto.

Piacemi di star sola, e qui per verità

È luogo tal, che vivere mi lascia in libertà.

(Capisca, ch'io non voglio conversazion frequente). (da sé)

CON.

(Ella non mi gradisce. Lo dice apertamente).

Veramente, signora, la libertà è un gran bene.

Gran mondo in questo sito a villeggiar non viene.

Anch'io godo il ritiro, de' miei studi invaghito,

Però sempre non piacemi il viver da romito.

L'ore divido in guisa che parte se ne dia

Ai numi, agl'interessi, al studio e all'allegria.

FLO.

La partizione è giusta per voi che saggio siete,

Che avete i vostri affari, che libri conoscete.

Per me, trattone il tempo che al ciel donar conviene,

Nella mia solitudine ritrovo ogni mio bene.

CON.

Perché la solitudine se tanto voi amate

A chiudervi in ritiro per sempre non andate?

FLO.

Lo farei di buon core, se farlo ora potessi

Se ad altri per ventura legata io non m'avessi.

CON.

Dunque avete marito.

FLO.

L'ebbi, ma è trapassato.

CON.

Siete vedova.

FLO.

A un altro ho l'amor mio impegnato.

CON.

Altro che solitudine è quel che vi diletta!

Vi spiace, a quel ch'io sento, di vivere soletta.

Se il primo laccio infranto, cercaste anche il secondo,

È segno che vi piace il vivere del mondo.

FLO.

Eppure avea fissato non mi legar mai più.

CON.

Eh, chi è amico d'amore, amico è di virtù.

Questa passion, per cui opera il mondo e dura

Insita è nei viventi, effetto è di natura.

Aman gli augelli e i pesci, aman le belve anch'esse,

Son per amor feconde fino le piante istesse.

E noi, che d'alta mano siam l'opera migliore,

Ricuserem gl'impulsi seguir d'onesto amore?

No, no, non vi pentite d'aver due volte amato;

Se mancavi il secondo, il terzo è preparato.

È pur la bella cosa goder sino alla morte

La dolce compagnia d'amabile consorte!

FLO.

Ma voi da tal fortuna vivete ancor lontano.

CON.

È ver, cercai finora d'accompagnarmi invano.

Colpa del mio difficile strano temperamento,

Che dubita del laccio non essere contento.

Non ho trovato ancora donna di genio mio;

Subito ch'io la trovo, entro nel ruolo anch'io.

FLO.

Che mai richiedereste per essere felice?

CON.

Non più di quel che giova, non più di quel che lice

Una di cuor sincero, d'amor tenero e puro,

Di cui senza pensieri potessi andar sicuro:

Che mi lasciasse in pace, amando star soletto,

Che meco alle ore debite gioisse in dolce aspetto:

Capace la famiglia a reggere da sé,

Ma che sapesse insieme dipendere da me:

Che unisse alla modestia la placida allegria,

E al nobile costume la saggia economia:

Che si lasciasse al bene condur senza fatica,

Amante del marito, o per lo meno amica.

FLO.

E voi colla consorte qual essere vorreste?

CON.

Studierei secondarla nelle sue voglie oneste.

La lascierei padrona de' suoi divertimenti,

Arbitra di trattare gli amici ed i parenti.

Disposta alle occasioni di fare a modo mio,

Sarei a compiacerla pronto e disposto anch'io.

FLO.

Un maritaggio simile sarebbe una fortuna.

CON.

Spero fra tante un giorno di ritrovar quell'una.

Voi che di due provaste il dolce amor giocondo,

Foste contenta almeno?

FLO.

Vi dirò: del secondo

Sposa non sono ancora. Ebbi da lui la fede,

Egli da me l'ottenne.

CON.

Dov'è, che non si vede?

FLO.

Alla guerra.

CON.

Alla guerra? Andarvi ad impegnare

Con uno a cui sovrasta l'evento militare?

Si vede che bramate di vivere disciolta,

Cercando di esser vedova sì presto un'altra volta.

FLO.

A tutti i militari presta non è la morte.

CON.

È ver, tornerà vivo, sarà vostro consorte.

Verrà di gloria pieno a porgervi la mano,

Ma tornerà ben presto ad esservi lontano.

FLO.

Se della mia elezione, signor, mi condannate,

A sciogliere l'impegno con lui mi consigliate.

CON.

Questo no: vi consiglio anzi a serbar costante

La che prometteste al sposo militante.

Ei tornerà fastoso dei conquistati allori,

A riposare in seno dei sospirati amori,

E voi, tenera sposa, sarete il bel conforto

D'un sposo affaticato, ferito e mezzo morto.

Vi sederete appresso del povero marito

Dai bellici disagi oppresso, illanguidito,

E passerete il tempo invan nei primieri

Sentendol ragionare dell'armi e dei guerrieri.

E quando in nuove forze d'amor gl'inviti ascolta,

Al suon degli oricalchi vi lascia un'altra volta.

FLO.

Dunque sarò infelice a tal consorte unita?

CON.

Dei militar codesta suol essere la vita.

Ma voi che saggia siete, sapreste uniformarvi,

E vano dopo il fatto sarebbe il consigliarvi.

FLO.

Signor coi detti vostri in luogo di recarmi

Conforto, più che mai cercate rattristarmi.

CON.

No, no, scherzai finora. Verrà lieto e brillante

Lo sposo a rivedervi. Amatelo costante.

Anzi della tristezza, che vi occupa il respiro,

Di liberarvi in parte, di sollevarvi aspiro.

Quando verrà dal campo trionfator del nemico

Il vostro amato sposo, gli voglio essere amico;

E vuò che mi ringrazi di aver rasserenato

Il volto della sposa per esso addolorato.

Vuò che vi veda il mondo più ilare d'aspetto,

Vuò che gioite meco, costante al primo affetto.

Vano timor non prendavi, ch'io vi divenga audace

Dell'allegria son vago, ma l'onestà mi piace.

Se vi vedessi infida lontana al caro sposo,

Sarei co' miei rimproveri molesto e rigoroso.

Non dico che quegli occhi mi sieno indifferenti,

Ma pieno ho il cuor in petto di onesti sentimenti:

Libera, mi potreste innamorar fors'anco,

Ma siete altrui legata, al mio dover non manco.

Fidatevi di un uomo, che a voi riserba in petto

Col più onorato impegno, la stima ed il rispetto.

FLO.

(Tanto promette, e tanto parmi sincero e onesto.

Che i generosi inviti a secondar mi appresto). (da sé)

CON.

Fra i miei piaceri usati, che non son pochi invero,

Piacemi il delizioso mestier del giardiniero.

Ed or che primavera alle delizie invita,

Di fiori peregrini ripiena ho la fiorita.

Deh, non vi sia discaro vederla, ed onorarmi

Di vostra approvazione, di cui vuò lusingarmi.

FLO.

Verrò, verrò, signore.

CON.

Questo verrò lo dite

In aria melanconica. Alzatevi, e venite. (s'alza)

È l'ipocondria un male che superar conviene,

E più che vi si pensa, peggiore ognor diviene.

Animo; fate forza in questo punto istesso

Della tristezza vostra a superar l'eccesso.

Quanto sarete presta ad aggradir l'invito,

Tanto più il favor vostro mi riuscirà compito.

Alle mie preci umili voi resistete invano:

Andiam, signora mia, porgetemi la mano.

FLO.

Eccomi ad obbedirvi. (s'alza)

CON.

Così mi consolate.

FLO.

Signor, che d'altri io sono però non vi scordate.

CON.

Son cavalier d'onore, conosco il dover mio.

FLO.

(Ah voglia il ciel pietoso, che lo conosca anch'io!) (partono, servita donna Florida dal Conte)



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