Carlo Goldoni
Il cavaliere di spirito

ATTO QUINTO

SCENA TERZA   Donna Florida, poi Gandolfo che torna.

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SCENA TERZA

 

Donna Florida, poi Gandolfo che torna.

 

FLO.

Lo so che il torto è mio, so che a ragion si duole

Don Flavio, ma piegarsi la femmina non suole.

Non so come facessi stamane a chieder scusa.

Suo danno, se persiste, suo danno se si abusa.

Ora per me è finita, sua sposa più non sono

Se non mi viene ei stesso a chiedere perdono.

In libertà mi ha posto; di ciò vuò profittarmi,

E se mi vuole il Conte, a lui saprò donarmi.

Stanca di viver sola, vuò prender nuovo stato;

Sarò sposa di Flavio, se veggolo umiliato.

Quando no, vada pure ove il destin lo chiama:

Sarò di chi mi merita sarò di chi mi brama.

GAN.

Eccomi di ritorno. Don Flavio ho ritrovato.

FLO.

Che vi disse don Flavio?

GAN.

Mi pare un disperato.

Ha veduto don Claudio passar per una strada,

E vuol che donna Florida gli mandi la sua spada.

FLO.

Negargliela per ora mi par miglior consiglio.

Se non ha l'armi al fianco, eviterà il periglio.

GAN.

Certo il pensiere è giusto. Da ciò vedo, signora,

Che siete assai prudente, e che l'amate ancora.

FLO.

Confesso, che per lui serbo ancor dell'affetto.

Di me non gli parlaste?

GAN.

Gli parlai.

FLO.

Cosa ha detto?

GAN.

Ha detto... Veramente è aspra l'ambasciata.

FLO.

Dite liberamente.

GAN.

Vi chiamò cruda, ingrata,

Mancatrice, infedele, e disse apertamente,

Che a ritornar da voi disposto non si sente.

FLO.

Gandolfo, nella stanza dove ho testé pranzato,

La spada troverete, che a voi ha ricercato.

Portatela al furente, e senza altre parole

Ditegli che la prenda, e faccia quel che vuole.

GAN.

Volete che cimenti?...

FLO.

Non più, non replicate,

In nome dell'ingrata, la spada a lui recate.

Ditegli che l'infida... Ma no, non dite niente.

Portategli il suo ferro. Suo danno, se si pente.

GAN.

In braccio al suo periglio volete abbandonarlo?

È crudeltà...

FLO.

Tacete.

GAN.

signora. Non parlo.

Vado a portar la spada... (in atto di partire)

FLO.

Fermatevi.

GAN.

Son qui.

FLO.

(Mai più confusa e incerta mi ritrovai così). (da sé)

GAN.

(Combatte amore e sdegno della padrona in cuore.

Scommetterei la testa, che vincerà l'amore). (da sé)

.

Ite a casa del Conte, dite che favorisca

Venire ad onorarmi, e che non differisca.

GAN.

Ho da portar la spada?

FLO.

L'ho da mandar? non so.

GAN.

Se il mio parer valesse, io vi direi di no.

FLO.

Perché chiamarmi infida? Perché quel labbro audace

Continua ad insultarmi, chiamandomi mendace?

Rigetta le mie scuse, al mio dolor non bada,

Ricusa di vedermi? Portategli la spada.

GAN.

Vedrete che anche il Conte, ch'è un uom di tanto sale,

Dirà che a rimandargliela avete fatto male.

FLO.

Presto; che venga il Conte, più non mi trattenete.

GAN.

Ho da portar la spada?

FLO.

Per ora sospendete.

GAN.

Vo subito dal Conte. Brava la mia padrona!

Siete stizzosa un poco. Ma poi siete anche buona. (parte)

 

 

 


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