Carlo Goldoni
La contessina

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera di Pancrazio.

 

Pancrazio e Lindoro

 

PANCR.

Vieni fra le mie braccia, amato figlio.

Ma no, degno non sei

Della mia tenerezza. All'amor mio

Non corrispondi, no. Sei giorni sono

Che in Venezia sei giunto, ed oggi solo

A me veder ti lasci? Ah figlio amato,

Quanto piansi per te! Sei un ingrato.

LIND.

Padre, amor fu cagione

Della mancanza mia.

PANCR.

Ma se Cupido

Ha ferito il tuo cor, perché non dirlo?

Sai pur quanto ch'io t'amo;

Sai pur ch'io solo bramo

Di vederti contento.

LIND.

Pur troppo a mio rossor me lo rammento.

PANCR.

Chi è la bella che adori?

LIND.

Ella è la figlia

Del conte Baccellone.

PANCR.

Oimè! conosco

Del villano rifatto

La superbia, la boria ed il mal tratto.

T'ama la contessina?

LIND.

Anzi m'adora;

Però non mi conosce.

PANCR.

Oh bella!

LIND.

Io dico

Ch'ella non mi conosce per Lindoro,

Di Pancrazio figliuolo: ella mi crede

Cavalier milanese

Ch'abbia il titolo illustre di marchese.

PANCR.

Come facesti ciò?

LIND.

Ci ritrovammo

Nel burchiello di Padoa, a caso, insieme.

La contessa mi piacque, e in lei veggendo

Predominar un certo fasto altero,

Mi finsi, per piacerle, un cavaliero.

Il padre suo, cui diedi

Titoli in quantità superlativi,

Invitommi al suo alloggio; amor mi fece

Il partito accettar; la contessina

Mi dié segni d'amor, mi vuol suo sposo,

E l'acconsente il padre suo; ma entrambi

Credonmi cavaliero, ed a momenti

N'attendono le prove a lor promesse.

Padre, ricorro a voi; deh voi, che amate

L'unico vostro figlio,

Porgetemi il soccorso ed il consiglio.

PANCR.

Ecco pronto il consiglio, ecco il soccorso:

Io son mercante, è ver, ma ricco sono;

Potriano alle tue nozze

Molte figlie aspirar di sangue illustre.

A Baccellone chiederò la figlia

Per te, non dubitar.

LIND.

Ma se la niega?

Deh! non mi discoprite innanzi tempo.

Deh! salvatemi almen.

PANCR.

T'accheta. Io sono

Di te più vecchio e più sagace; anch'io,

Figlio, ne' giorni miei

Giovine e amante fui, come tu sei.

 

De' giorni felici

Ricordomi ancor:

Brillavami il cor,

Bollivami il sangue;

Or tutto mi langue,

Più quello non son.

Mi resta per altro

Purgato il .

Rimettiti, o figlio,

Vedrai la ragion. (parte)

 

 

 


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