Carlo Goldoni
La conversazione

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA   Giacinto e dette.

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SCENA SETTIMA

 

Giacinto e dette.

 

GIAC.

Madame, de tout mon cour

Trois humble servitour.

MAD.

Monsieur, vostre servante.

GIAC.

Vous êtes ma maîtresse trois oblissante.

LUC.

Ehi, sentite.

GIAC.

Bas ist?

LUC.

Cosa dite, signor?

GIAC.

Nix frestè taic?

LUC.

pizzle freste taic.

GIAC.

Ionfraul, mainssozz. (vuole accostarsi)

LUC.

Ehi, state da lontano,

O saprò strapazzarvi in italiano.

GIAC.

Questo, signora mia,

Splin si chiama in inglese,

Che in Italia vuol dir malinconia.

MAD.

Via, signor Mappamondo,

Voi che tanto sapete,

Una nostra contesa decidete.

Io tengo che sia meglio

Vivere col marito in società.

LUC.

Io sostengo miglior la libertà.

GIAC.

Varie son le opinion, vari i capricci:

A chi piace la torta, a chi i pasticci.

Sunt bona mixta malis,

Sunt mala mixta bonis,

Come dice il Furlan: ciaris patronis.

In Francia, in Inghilterra,

Stan ben le maritate;

In Spagna ritirate

Stanno la notte e il ;

E in Italia dirò... così, così.

Ma s'io avessi una sposa,

Meco godrebbe un vivere giocondo,

E la farei star ben per tutto il mondo.

 

San fasson, allegramente

Saprei vivere e brillar.

A suo tempo dolcemente

Da marito saprei far;

E ma famme avec muè

Dans le mond, jamè, jamè!

Coll'amico e col servente

Vada pur liberamente

Dove vuol, di qua e di .

Io brillando alla tedesca

Colla fraila e la fantesca

Vuò ballare visassà. (parte)

 

 

 


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