Carlo Goldoni
Un curioso accidente

ATTO PRIMO

SCENA SECONDA   Guascogna, poi Monsieur de la Cotterie

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SCENA SECONDA

 

Guascogna, poi Monsieur de la Cotterie

 

GUASC. S'io non avessi più giudizio di lei, la baggianata sarebbe fatta.

COTT. (Oh cieli! sono pure infelice! sono pure sfortunato!) (da sé)

GUASC. Signore, il baule è tosto riempiuto.

COTT. Ah! Guascogna, son disperato.

GUASC. Oimè! che vi è accaduto di male?

COTT. Il peggio che mi potesse accadere.

GUASC. Le disgrazie non vengono mai scompagnate.

COTT. La mia disgrazia è una sola, ma è sì grande, che non ho cuor di soffrirla.

GUASC. M'immagino, che la riconosciate dal vostro amore.

COTT. Sì, ma ella si è accresciuta per modo, che non vi è virtù che basti per superarla.

GUASC. Che sì, che la vostra bella è indifferente alla vostra partenza, e non vi ama come credevate di esser amato?

COTT. Al contrario. Mai più tenera, mai più amorosa. Oh Dio! senti fin dove giugne la mia disperazione. L'ho veduta a piangere.

GUASC. Oh! è male; ma mi credeva di peggio.

COTT. Disumano! insensato! o a meglio dire, animo vile, plebeo! Puoi immaginare di peggio al mondo oltre le lacrime di una tenera afflitta donna, che mi rimprovera la mia crudeltà, che indebolisce la mia costanza, che mette in cimento l'onor mio, la mia onestà, la mia fede?

GUASC. Io non credeva di meritarmi rimproveri così ingiuriosi. Dopo dieci anni, la mia servitù è molto bene ricompensata.

COTT. Ah! vestiti de' miei panni, e condanna, se puoi, i miei trasporti. Le mie ferite, il mio sangue, la prigionia di guerra che m'impedisce gli avanzamenti, la ristrettezza di mie fortune, tutto mi parve poco, accanto di una bellezza che m'innamorò, che mi accese. Il buon costume della fanciulla non giunse mai ad assicurarmi dell'intero possedimento del di lei cuore, e mi diè campo al generoso disegno di abbandonarla. Ah! che sul momento di congedarmi, le lacrime ed i singulti che le fermarono fra le labbra l'estremo addio, mi accertano di essere amato quanto io l'amo, e la mia pena è estrema e la mia risoluzione mi sembra barbara, e nell'amore mi perdo, e la ragion mi abbandona.

GUASC. Prendete tempo, signore. Di qui non vi scacciano. Monsieur Filiberto è il miglior galantuomo di questo . L'ospitalità in Olanda è il pregio specialissimo della nazione, e quest'uomo dabbene è impegnatissimo per voi e per la vostra salute. Non siete ancora perfettamente guarito, e questo è un ragionevole pretesto per trattenervi.

COTT. Pensa bene ai consigli che tu mi dai. Poco basta a farmi risolvere.

GUASC. Per me, con vostra buona licenza, non tardo un momento a vuotare il baule. (principia a vuotare)

COTT. (Che diranno di me, s'io resto, dopo di essermi congedato?)

GUASC. (Marianna non dovrebbe essere di ciò malcontenta). (vuotando)

COTT. (Sì, se ho da fingere poca salute, la mia tristezza me ne somministra il motivo).

GUASC. (Per verità, questa remora non dispiace a me pure). (come sopra)

COTT. (Ah! no, quanto più tardo, tanto più la fiamma si aumenta. E qual soccorso all'incendio? e qual lusinga al disperato amor mio?)

GUASC. (Oh, il tempo accomoda di gran cose!) (come sopra)

COTT. (Eh, incontrisi una morte sola, per non moltiplicare i supplizi).

GUASC. (Il padrone mi sarà poi obbligato). (come sopra)

COTT. Che fai?

GUASC. Vuoto il baule.

COTT. Chi ti ha detto di farlo?

GUASC. Io l'ho detto, e voi non me lo avete negato.

COTT. Stolido! rimetti gli abiti. Voglio partire.

GUASC. E che occorreva mi lasciaste fare finora?

COTT. Non provocare la mia impazienza.

GUASC. Lo rifarò questa sera.

COTT. Sbrigati in sul momento, e fa che prima del mezzogiorno sieno qui i cavalli di posta.

GUASC. E le lacrime di madamigella?

COTT. Indegno! hai tu cuore di tormentarmi?

GUASC. Povero il mio padrone!

COTT. Sì, compassionami, che ben lo merito. (placidamente)

GUASC. Sospendiamo? (placidamente)

COTT. No. (mestamente)

GUASC. Metto dentro dunque. (come sopra)

COTT. Sì. (come sopra)

GUASC. (Fa pietà veramente). (riponendo nel baule)

COTT. (Oh potess'io partire senza più rivederla!)

GUASC. (Gli è ch'io temo, che qui non finiscan le scene). (come sopra)

COTT. (Mel vieta la convenienza, e dubito che me lo vieti l'amore).

GUASC. (Oimè, povero padrone! Oimè, cosa vedo!) (guardando fra le scene)

COTT. Che fai, che non seguiti?

GUASC. Eh seguito, sì, signore. (confuso)

COTT. Sei confuso?

GUASC. Un poco.

COTT. Che guardi?

GUASC. Niente.

COTT. O cieli! madamigella Giannina! che incontro è questo? che mi consigli di fare?

GUASC. Non saprei. Ogni consiglio è pericoloso.

COTT. Non abbandonarmi.

GUASC. Non parto.

COTT. Partirò io.

GUASC. Tutto quel che vi piace.

COTT. Non posso.

GUASC. Vi compatisco.

COTT. Perché s'arresta? perché non viene?

GUASC. Avrà timor d'inquietarvi.

COTT. No, avrà soggezione di te.

GUASC. Io gliela levo immediatameme. (in atto di partire)

COTT. Fermati.

GUASC. Sto qui.

COTT. Hai tabacco?

GUASC. Non ne ho, signore.

COTT. Stolido! nemmen tabacco?

GUASC. Corro a prender la tabacchiera. (parte correndo)

 

 

 


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