Carlo Goldoni
Un curioso accidente

ATTO SECONDO

SCENA SECONDA   Madamigella Giannina, Monsieur de la Cotterie, e detta che si alza

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SCENA SECONDA

 

Madamigella Giannina, Monsieur de la Cotterie, e detta che si alza.

 

GIANN. Accomodatevi, madamigella. Scusatemi se ho dovuto alcun poco lasciarvi sola. So che siete assai buona per compatirmi, e poi ho qui meco persona che saprà conciliarmi il vostro compatimento. (accennando monsieur de la Cotterie)

COST. In casa vostra non avete a prendervi soggezione di una vera amica. Mi è cara la vostra compagnia, senza vostro incomodo.

GIANN. Sentite, signor tenente? Vi pare che le nostre Olandesi abbiano dello spirito?

COTT. Non è da ora che io ne son persuaso.

COST. Monsieur de la Cotterie è in una casa che fa onore alla nostra nazione, e s'egli ama le donne di spirito, di qui non può distaccarsi.

GIANN. Troppo gentile, madamigella. (inchinandosi)

COST. Vi rendo quella giustizia che meritate.

GIANN. Non disputiamo del nostro merito. Lasciamone la cognizione al signor tenente.

COTT. Se aveste bisogno di una sentenza, vi consiglierei di scegliere un giudice di miglior valore.

GIANN. Per verità, non può esser buon giudice chi è prevenuto.

COST. Ed oltre alla prevenzione, ha l'obbligo di riconoscenza verso la sua padrona di casa.

GIANN. Oh! in Francia le prime attenzioni si usano alle forestiere. Non è egli vero? (a Cotterie)

COTT. L'Olanda non è meno accostumata del mio paese.

COST. Che vale a dire, si distingue più chi più merita.

GIANN. E per questo fa maggiore stima di voi. (a Costanza)

COTT. (Questa conversazione vuole imbrogliarmi).

COST. Con licenza, madamigella.

GIANN. Volete andarvene così presto?

COST. Sono attesa da una mia zia. Le ho data parola di pranzare oggi con lei, e anticipar non è male.

GIANN. È ancor di buon'ora. Vostra zia è avanzata; la troverete forse nel letto.

COTT. (Non impedite che se ne vada). (piano a Giannina)

COST. Che dice il signor tenente? (a Giannina)

GIANN. Mi sollecita, perché io vi trattenga.

COST. Mi confonde la di lui gentilezza. (inchinandosi)

COTT. (Ha piacere di tormentarmi).

GIANN. Che dite, amica, non son io di buon cuore?

COST. Non posso che lodarvi della vostra leale amicizia.

GIANN. Confessate anche voi l'obbligazion che mi avete. (a Cotterie)

COTT. Sì, certo, ho giusto motivo di ringraziarvi. Voi che conoscete il mio interno, saprete ora qual sia la consolazione che mi recate. (ironico)

GIANN. Sentite? È consolatissimo. (a madamigella Costanza)

COST. Cara amica, giacché avete tanta bontà per me, e tanta interessatezza per lui, permetteteci di parlare liberamente. Il vostro amabile genitore mi ha dette delle cose che mi hanno colmata di giubbilo e di maraviglia. Se tutto è vero quel ch'ei mi disse, pregate voi monsieur de la Cotterie, che si compiaccia di assicurarmene.

GIANN. Questo è quello ch'io meditava. Ma il ragionamento non può esser breve. La zia vi aspetta, e si può differire a un altro incontro.

COTT. (Voglia il cielo che non mi metta in maggior impegno).

COST. Poche parole bastano per quel ch'io chiedo.

GIANN. Via, signor tenente, vi l'animo di dirle tutto in poco?

COTT. Non mi l'animo veramente.

GIANN. No, amica, non è possibile ristrignere in brevi termini le infinite cose ch'egli ha da dirvi.

COST. Bastami ch'egli me ne dica una sola.

GIANN. E che vorreste ch'ei vi dicesse?

COST. Se veramente mi ama.

GIANN. Compatite, madamigella. È troppo onesto il signor tenente per parlar d'amori in faccia di una fanciulla. (accenna se medesima) Posso bensì, partendo, facilitare il vostro colloquio, togliendo a voi la soggezion di spiegarvi. (in atto di partire)

COTT. Fermatevi, madamigella.

COST. Sì, fermatevi, e non mi mortificate più oltre. Assicuratevi che non avrei ardito parlar di ciò, se voi non me ne aveste dato l'eccitamento. Non arrivo a comprendere gli accenti vostri. Parmi di riconoscervi della contraddizione; ma comunque ciò siasi, attenderò dal tempo la verità, e per ora mi permetterete ch'io parta.

GIANN. Cara amica, compatite le oneste mie convenienze. Siete padrona di andarvene e di restare, qual più vi aggrada.

 

 

 


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