Carlo Goldoni
Un curioso accidente

ATTO SECONDO

SCENA SESTA   Altra camera.   Monsieur FILIBERTO, poi MARIANNA

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SCENA SESTA

 

Altra camera.

 

Monsieur FILIBERTO, poi MARIANNA

 

FIL. Non crederei che monsieur Riccardo negasse di venire da me. Sa chi sono, e sa che non sarebbe di suo interesse il disgustare uno che gli può fare del bene, e gli potrebbe fare del male. Si ricorderà ch'io gli ho prestati diecimila fiorini, quando è entrato nelle Finanze. Benché costoro i benefici se li scordano facilmente, e quando non hanno più di bisogno, non guardano in faccia né a parenti, né a amici.

MARIAN. Signor padrone, se non vi reco disturbo, vi vorrei parlar d'una cosa.

FIL. Sì, ora non ho niente che fare.

MARIAN. Vorrei parlarvi di un affare mio.

FIL. Ma sbrigati, perché aspetto gente.

MARIAN. In due parole mi spiccio. Signore, con vostra buona licenza, io vorrei maritarmi.

FIL. Marìtati, che buon pro ti faccia.

MARIAN. Ma, signore, non basta. Sono una povera figlia, sono dieci anni che servo in questa casa, con quell'amore e fedeltà che conviene, vi chiedo, non per obbligo, ma per grazia, un qualche picciolo sovvenimento.

FIL. Bene, qualche cosa farò in benemerenza del tuo buon servizio. Lo hai ritrovato lo sposo?

MARIAN. Sì, signore.

FIL. Brava. Me ne rallegro. Si viene a dirmelo a cose fatte?

MARIAN. Compatite, signore. Io non ci avrei pensato per ora, se l'accidente di dover coabitare con un giovane parecchi mesi, non me ne avesse data occasione.

FIL. E che sì, che ti sei innamorata del servitore dell'uffiziale?

MARIAN. Per l'appunto, signore.

FIL. E non hai difficoltà di andar con lui per il mondo?

MARIAN. Io mi lusingo che resti qui. Se il suo padrone si marita egli pure, come mi dicono...

FIL. Sì, è facile che si mariti.

MARIAN. Niuno lo può sapere meglio di voi.

FIL. Io sono impegnatissimo per consolarlo.

MARIAN. Quando siete persuaso voi, io conto la cosa per bell'e fatta.

FIL. Vi ponno essere delle difficoltà, ma spero di superarle.

MARIAN. Per parte della fanciulla non crederei.

FIL. No, anzi è innamoratissima.

MARIAN. Certamente, così mi pare.

FIL. E tu, quando pensi di voler fare il tuo matrimonio?

MARIAN. Se vi contentate, lo farò anch'io, quando si sposerà la padrona.

FIL. Qual padrona?

MARIAN. La mia , vostra figliuola.

FIL. Quand'è così, vi è tempo dunque.

MARIAN. Pensate voi che si abbiano a differir lungamente le di lei nozze?

FIL. Bellissima! si ha da parlar di nozze, prima di ritrovarle lo sposo?

MARIAN. Ma, non c'è lo sposo?

FIL. Lo sposo? l'avrei da saper anch'io.

MARIAN. Non lo sapete?

FIL. Povero me! non so niente io. Dimmi tu quel che sai, non mi nascondere la verità.

MARIAN. Voi mi fate rimanere di sasso. Non deve ella sposarsi a monsieur de la Cotterie? Non mi avete detto che lo sapete, e che ne siete contento?

FIL. Sciocca! Pare a te che io volessi dare mia figlia ad un uomo d'armata, ad un cadetto di casa povera, ad uno che non avrebbe il modo di mantenerla com'ella è nata?

MARIAN. Non mi avete voi detto, che monsieur de la Cotterie si marita? e che siete impegnatissimo per consolarlo?

FIL. L'ho detto certo.

MARIAN. E chi ha da essere la di lui sposa, se non è madamigella Giannina?

FIL. Sciocca! Non vi sono all'Aja altre fanciulle che lei?

MARIAN. Egli non pratica in veruna casa.

FIL. E qui non ci vien nessuno?

MARIAN. Io non so che egli usi le sue attenzioni ad altri che alla padrona.

FIL. Sciocca! Non sai nulla di madamigella Costanza?

MARIAN. Una sciocca non può sapere di più.

FIL. Quai confidenze ti ha fatto la mia figliuola?

MARIAN. Mi ha sempre parlato con grande stima del l'uffiziale, e si è espressa che ha della compassione per lui.

FIL. E tu hai creduto che la compassione procedesse dalla passione.

MARIAN. Io sì.

FIL. Sciocca!

MARIAN. E so di più, che egli voleva partire per disperazione.

FIL. Bene.

MARIAN. Temendo che il padre non acconsentisse.

FIL. Benissimo.

MARIAN. E non siete voi quegli?

FIL. E non ci sono altri padri che io?

MARIAN. Voi me la volete dare ad intendere.

FIL. Mi maraviglio della tua ostinazione.

MARIAN. Ci scommetterei la testa, che quel ch'io dico è la verità.

FIL. Impara meglio a conoscere ed a rispettare la tua padrona.

MARIAN. Finalmente è un amore onesto...

FIL. Va via di qui.

MARIAN. Io non ci vedo questo gran male.

FIL. Vien gente; ecco monsieur Riccardo. Va via di qui.

MARIAN. Colle buone, signore.

FIL. Sciocca!

MARIAN. Vedremo chi sarà più sciocco da me a...

FIL. Da te a chi?

MARIAN. Da me a quello che passa or per la strada. (parte)

 

 

 


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