Carlo Goldoni
Un curioso accidente

ATTO TERZO

SCENA ULTIMA   Madamigella Giannina e detti; poi Monsieur de la Cotterie

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SCENA ULTIMA

 

Madamigella Giannina e detti; poi Monsieur de la Cotterie

 

GIANN. Ah caro padre!

FIL. Ah ingratissima figlia!

GIANN. Perdonatemi, per carità. (s'inginocchia)

FIL. Non meriti ch'io ti perdoni.

GIANN. È giustissimo il vostro sdegno.

FIL. (Mi sento morire).

RICC. (Il caso è compassionevole per tutti e due).

COST. (Sarei vendicata, se il padre non le perdonasse).

FIL. Alzati.

GIANN. Non mi alzerò senza il vostro perdono.

FIL. E avesti cuore di darmi un sì gran dolore?

GIANN. Ah signore, il vostro consiglio...

FIL. Taci, non mi tormentar di vantaggio. Non mi parlare mai più della mia ignoranza, della mia debolezza. Alzati a questa condizion ti perdono.

GIANN. Oh amorosissimo genitore! (s'alza)

COST. (Le costa poco il suo pentimento).

GIANN. Deh, signore, sieno le grazie vostre compite...

FIL. Non mi parlare di tuo marito.

GIANN. O accettatelo nel cuor vostro, o sarò costretta ad abbandonarvi.

FIL. Perfida! così parli a tuo padre?

GIANN. La fede coniugale mi obbliga a quest'eccesso.

FIL. (Oh dura legge di un padre! Ma mi sta bene, merito peggio).

RICC. Amico, la cosa è fatta, non vi è rimedio. Vi consiglio ad accomodarvi, prima che si sparga per la città il curioso accidente che vi è accaduto.

FIL. Mi raccomando a voi, mi raccomando a madamigella che non si sappia, per l'onor mio, per il mio concetto. Avverti tu non parlare. (a Marianna) Figlia mia, non lo dire a nessuno. (a Giannina)

GIANN. No, per amor del cielo, che non si sappia. Presto, accomodiamo tutte le cose, prima che escano da queste mura. Presto, caro sposo, venite innanzi, gettatevi a' piedi del mio caro padre, domandategli perdono, baciategli la mano. Ei vi perdona, vi accetta per genero e per figliuolo. Presto, e zitto, che nessuno lo sappia. (fa eseguire con violenza tutte le cose che ha dette)

FIL. (Sono stordito, non so che mi faccia).

COST. (Non ho coraggio di resistere alla vista di quell'ingrato!) (parte)

COTT. Signore mi avete voi perdonato? (a Filiberto)

FIL. Pare a voi di meritare ch'io vi perdoni?

GIANN. Per amor del cielo, non parliamo più oltre. Badate a non far sapere a nessuno quel che è accaduto. Preme a mio padre di salvar il della famiglia, e soprattutto vi avverto, non rammemoraste mai, per vostra giustificazione, che egli vi ha consigliato a un tal passo, e che vi ha dato cinquecento ghinee per l'esecuzione.

FIL. Vi ho comandato di non parlarne. (a Giannina, con sdegno)

GIANN. Non ho fatto che partecipare allo sposo il vostro comando.

RICC. E bene, monsieur Filiberto, siete pacificato?

FIL. Che volete ch'io faccia? Sono costretto dalla necessità, dall'amore, dalla dabbenaggine mia a pacificarmi. Non so che dire. Siete sposi, siete in casa, stateci, che il cielo vi benedica.

GIANN. Oh consolazione perfetta!

COTT. Signore, spero che non avrete a pentirvi di avermi compatito e beneficato.

MARIAN. Zitto, presto, che nessuno lo sappia.

FIL. Che hai ora?

MARIAN. Vi è un'altra picciola cosa presto e zitto da terminare. Guascogna ha da esser mio marito. Con licenza di lor signori.

GUASC. Con licenza del mio padrone. (si danno la mano)

MARIAN. Zitto e presto, che nessuno lo sappia.

GIANN. Di questo tuo matrimonio non vi è niente che dire. Del mio potrebbesi mormorare, confessando da me medesima aver trascorso i limiti del dovere, mancando del dovuto rispetto al padre, ed esponendo al pericolo il decoro mio ed il buon nome della famiglia. Il mondo, che ora mi vede contenta, e non punita, guardisi dal ritrarne cattivo esempio. Dica piuttosto, che il cielo ha voluto mortificare il padre, e non esenta dai rimorsi e dai timori la figlia. Umanissimi spettatori, sia il frutto di questa nostra rappresentazione la cautela nelle famiglie, e sia effetto della vostra bontà il vostro umanissimo aggradimento.

 

Fine della Commedia


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