Carlo Goldoni
Il cavaliere e la dama

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L’autore a chi legge

 

Quando pensai a scrivere le Commedie in servigio del Teatro, ed a togliere, per quanto avessi potuto, le infinite improprietà che in esso si tolleravano, mi venne in mente di smascherare i ridicoli, bandire gli Zanni e correggere le caricature dei Vecchi. Ma ci pensai assaissimo, e pensandoci appresi che, se ciò avessi fatto, mille ostacoli mi si sarebbero opposti, e che non dovevasi sulle prime andar di fronte al costume, ma questo a poco a poco procurar di correggere e riformare.

In fatti nel primo e secondo anno di tale mio esercizio non ho azzardata Commedia alcuna senza le maschere, ma queste bensì a poco per volta sono andato rendendo men necessarie, facendo vedere al popolo, e toccar con mano, che si poteva ridere senza di loro, e che anzi quella specie di riso, che viene dal frizzo nobile e spiritoso, è quella ch'è propria degli uomini di giudizio.

Nell'anno terzo provai una Commedia senza le maschere, e questa fu la Pamela; vidi che non dispiacque, ed io ne feci alcune altre, felici tutte egualmente, fra le quali ha trionfato il Molier. Veggendo io dunque che tra i teatri d'Italia vanno gustando un ridicolo nobile, senza mendicarlo dalla caricatura dei volti o dell'abito, ho levato le maschere anche da questa, sembrandomi che la nobiltà dell'argomento lo richiedesse. Ciò spero riuscirà grato principalmente a quelle persone che si compiacciono recitare le mie Commedie per passatempo, non essendo sì facile fra' dilettanti trovar le maschere colla varietà dei dialetti.

A questo passo, scrivendo io al Bettinelli l'anno passato una lettera simile a questo mio Ragionamento che ora addrizzo al Lettore, mi consolai che in Firenze si facessero le mie Commedie, trovandomi onorato moltissimo che da sì dotta e colta Nazione si soffrano e si coltivino le imperfette opere mie. Ora poi che le ho vedute in Firenze io stesso rappresentare, non posso bastantemente esprimere quanto siasi accresciuto il mio giubilo, e quanta compiacenza mi abbia recato il vederle con tanta esattezza, con tanta verità e spirito rappresentate. Io le ho trovate sì ben dirette, che nulla mi resta da suggerire. Il Direttore di esse è il più bravo Attore del mondo.1 Egli in altre Commedie ha convertite le Maschere di varie lingue nella toscana favella; bravo conoscitore del suo paese, ha saputo bene adattarle. Io ne sono contento e deggio rendergli pubblicamente giustizia.






p. -
1 Pietro Pertici, assai noto al mondo per l'eccellente sua abilità nelle parti buffe per musica, e presentemente bravissimo Attore nelle Commedie in prosa a Firenze.

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