Carlo Goldoni
Il cavaliere e la dama

ATTO TERZO

Scena Dodicesima. Donna Eleonora e Don Rodrigo

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Scena Dodicesima. Donna Eleonora e Don Rodrigo

 

Donna Eleonora - Misera me, in che mani io era caduta!

Don Rodrigo - V'ingannaste a fidarvi d'un forestiere. Colui non si sa di qual paese egli sia.

Donna Eleonora - Orsù, lasciamo per ora di ragionare di ciò: ho piacere che mi abbiate ritrovata sola, e solo con voi bramo di restare per poco. Deggio farvi un discorso, da voi forse non preveduto.

Don Rodrigo - Lo sentirò volentieri.

Donna Eleonora - Ma prima favorite dirmi qual esito abbia avuto la disfida di don Flaminio.

Don Rodrigo - La cosa si è pubblicata, si sono frapposti dei cavalieri comuni amici, ed ora si tratta l'aggiustamento.

Donna Eleonora - Don Rodrigo, questa ch'io vi parlo forse è l'ultima volta. Deh, permettetemi ch'io vi parli con libertà.

Don Rodrigo - Oimè! Perché l'ultima volta?

Donna Eleonora - Non è più tempo di celar un arcano, finora con tanta gelosia nel mio cuor custodito. Finché fui moglie, malgrado le violenze dell'amor mio frenai colla ragione l'affetto; ora che sono libera e che potrei formare qualche disegno sopra di voi, più non mi fido dell'usata mia resistenza, né trovo altro riparo alla mia debolezza che il separarmi per sempre dall'adorabile aspetto vostro.

Don Rodrigo - Mi sorprende non poco la vostra dichiarazione. La bontà, che voi dimostrate per me, esige in ricompensa una confidenza. Sì, se mi credeste insensibile alle dolci maniere vostre, v'ingannaste di molto. So io quanto mi costa la dura pena di superare me stesso.

Donna Eleonora - Ecco un nuovo stimolo all'intrapresa risoluzione. Noi non siamo più due virtuosi soggetti, che possano trattarsi senza passione, ed ammirarsi senza pericolo. Il nostro linguaggio ha mutato frase, i nostri cuori principierebbero ad uniformarsi alla corruttela del secolo. Rimediamoci, finché vi è tempo.

Don Rodrigo - E non sapete proporre altro rimedio che quello di una sì dolorosa separazione? Veramente lo stato mio, i miei numerosi difetti non mi possono lusingare di più.

Donna Eleonora - V'intendo, con ragione mi rimproverate che io non preferisca al mio allontanamento le vostre nozze. Se io vi sposassi ora che sono vedova, direbbe il mondo che vi ho vagheggiato da maritata, e in luogo di smentire le critiche di chi pensa male di noi, si verrebbero ad accreditare per vere le loro indegne mormorazioni.

Don Rodrigo - Ah sì, pur troppo è vero. Le malediche lingue hanno perseguitata la nostra virtù; negar non posso che saggiamente voi non pensiate, ma il separarci per sempre... Oh cielo! Compatite la mia debolezza. Non ho cuor da resistere a sì gran colpo.

Donna Eleonora - Che dobbiam fare? Avete cuor di resistere a fronte delle dicerie? Siete disposto a preferire la vostra pace al vostro decoro?

Don Rodrigo - No, donna Eleonora, non voglio perdervi per acquistarvi. Conosco la vostra delicatezza; non soffrireste gl'insulti del mondo insano. Andrò esule da questa patria, andrò ramingo pel mondo; ma prima di farlo, bramo sapere quale sarà lo stato in cui vi eleggerete di vivere.

Donna Eleonora - Ritirata dal mondo.

Don Rodrigo - Ed io vi offro quanto sia necessario per una sì eroica risoluzione.

Donna Eleonora - Dareste per altra via motivo di mormorare. Non temete, il cielo mi ha provveduta.

Don Rodrigo - E come? Mia vita... Ah, vedete se sia necessaria questa nostra separazione. (resta pensoso)

Donna Eleonora - Gran disavventura! Dover prender motivo di separarci da quell'istessa ragione che ci dovrebbe rendere uniti. (restano tutti due sospesi)

 

 


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