Carlo Goldoni
Il cavaliere e la dama

ATTO TERZO

Scena Ultima. Anselmo e detti

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Scena Ultima. Anselmo e detti

 

Anselmo - Con permissione di lor signori. Ho ritrovato la porta aperta, ho chiamato, nessuno ha risposto, e mi son preso l'ardire di venire avanti.

Donna Eleonora - Avete fatto benissimo. Accomodatevi, signor Anselmo.

Don Flaminio - (Non vorrei avesse portato il conto delle cere). (da sé)

Anselmo - (siede) In questo punto è arrivata una staffetta da Benevento, che mi ha recate diverse lettere di negozio. Fra queste ve n'è una che mi manda un mio corrispondente, per consegnare in proprie mani della signora donna Eleonora.

Colombina - (Sta a vedere che don Roberto è risuscitato). (da sé)

Donna Eleonora - Caro signor Anselmo, fatemi voi il piacere di aprirla e di leggerla. Se altro non contiene, oltre la notizia della morte del povero don Roberto, non ho bisogno di accrescermi la tristizia.

Anselmo - Volentieri, la servirò. (apre, e legge piano)

Donna Virginia - (Eppure è vero, don Rodrigo non ha per donna Eleonora quella passione che si diceva). (a donna Claudia)

Donna Claudia - (Che volete ch'io dica? Rimango stupida).

Donna Virginia - (Quanto ingiustamente abbiamo mormorato di lei!)

Donna Claudia - (Finalmente poi le nostre parole non le hanno ammaccate le ossa).

Anselmo - Signora, vi è qualche cosa di più. (a donna Eleonora) Vi è tutto quello che ha detto il povero signor don Roberto prima di morire a quelli che lo assistevano, e fra le altre cose questa mi pare la più rimarcabile. Signor don Rodrigo, la supplico di ascoltarmi. Se si contentano, leggerò io. «Caro amico, che avete la bontà di assistermi in questi ultimi periodi della mia vita, vi raccomando la cosa più cara ch'io abbia al mondo, che è la mia povera moglie. Ella rimane miserabile e abbandonata, senza assegnamento veruno, e questo è il maggior dolore ch'io provo nella mia morte. (Mi vien da piangere). Don Rodrigo Rasponi, ch'è il cavaliere più savio e più onesto ch'io abbia trattato, ha sempre avuto della bontà per me e per la mia casa. Supplicatelo vivamente in mio nome, con vostra lettera o per mezzo di qualche vostro amico, che per carità non abbandoni la mia povera moglie. Ciò spero nella provvidenza del cielo, a cui raccomando questa povera onoratissima dama».

Don Alonso - Via, don , movetevi a compassione di lei. Se non vi sentite portato a farlo dall'amore o dal genio, fatelo per le tenere amorose preghiere del vostro amico defunto.

Don Flaminio - Se non vi movete a pietà, siete troppo crudele. Guardatela, poverina, farebbe piangere i sassi.

Donna Virginia - Deh, mostratevi men severo per le massime di una troppo rigorosa virtù. Ormai è pubblica la vostra passata onestà. Si vede quale sia stato il vostro savio contegno. Sposatela, per amor del cielo.

Donna Claudia - Io vi assicuro che rimango sorpresa. Non mi credevo che al mondo si dessero tali caratteri, e quando ne sentivo discorrere, mi ponevo a ridere. Ora mi chiamo da voi convinta, e credo sia necessario che v'accoppiate insieme, per produrre al mondo, se sia possibile, degli animi imitatori delle vostre belle virtù.

Anselmo - Animo, signor don Rodrigo, non si faccia pregar più oltre. Ella conosce appieno il buon carattere di quella dama, tanto savia, tanto rassegnata e prudente.

Colombina - (Se non dice di sì, è più ostinato di un mulo). (da sé)

Don Rodrigo - Tutti mi persuadono, tutti m'invitano, e donna Eleonora non dice nulla?

Donna Eleonora - Che volete che io dica? Siete voi persuaso delle ragioni de' buoni amici?

Don Rodrigo - Il povero consorte vostro a me vi ha raccomandato. Adempirei le sue brame, se non temessi gl'insulti de' maldicenti.

Don Flaminio - Ammirerà tutto il mondo la vostra condotta.

Donna Virginia - Donna Eleonora potrà servire d'esempio all'onesto modo di conversare.

Donna Claudia - Ma l'imitarla sarà difficile.

Don Alonso - Siete in debito di cavaliere premiare la virtù di questa singolarissima dama.

Donna Eleonora - (Che farò?). (da sé)

Don Rodrigo - (Che risolve?). (da sé)

Donna Eleonora - Don Rodrigo. (mirandolo con tenerezza)

Don Rodrigo - Donna Eleonora. (mirandola con tenerezza)

Donna Eleonora - Non so resistere.

Don Rodrigo - Non posso più. (si prendono per la mano)

Tutti - E viva, e viva. (s'alzano)

Don Rodrigo - Sì, donna Eleonora, giacché posso sperare di ottenervi senza discapito della vostra estimazione e del mio decoro, vi offerisco la mano.

Donna Eleonora - Accetto la generosa offerta vostra, e vi giuro inalterabile la mia fede. Considerate per altro ch'io son vedova di poche ore, né mi è lecito passar sì presto a novelle nozze.

Don Rodrigo - La vostra onestà lo esige. La mia discretezza l'accorda. Un anno vivrete vedova.

Donna Claudia - È troppo, è troppo.

Donna Virginia - Bastano tre o quattro mesi.

Don Flaminio - Via, per ogni buon riguardo starete nove mesi.

Don Rodrigo - Chi si marita sol per capriccio, non sa tollerare gl'indugi; ma chi sposa il merito e la virtù, si contenta della sicurezza del premio, e gode colla dilazione di meritarlo.

Donna Eleonora - In quel ritiro ch'io mi aveva eletto per sempre, se vi contentate, mi tratterrò per quest'anno. (a don Rodrigo)

Don Rodrigo - Saggiamente da vostra pari pensate. (a donna Eleonora)

Don Alonso - Felicissimo maritaggio, perfetta unione, coppia singolare e magnanima, che fa discernere al mondo in un vivo esemplare il Cavaliere e la Dama.

Donna Eleonora - Rendo grazie al cielo d'avermi inalzata dal fondo della miseria ad una singolare fortuna. Ringrazio voi, mio adorato sposo, della bontà che avete per me. Ringrazio tutti, e precisamente il signor Anselmo, della generosa propensione dimostrata al mio scarso merito, dovendo io confessare per gloria della verità essere arrivata a questo grado di felicità col mezzo dell'onestà e della sofferenza, che sono il più ricco tesoro di una dama povera, ma onorata.

 


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