Carlo Goldoni
La dama prudente

ATTO PRIMO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Il paggio e detti.

 

PAGG. Un’ambasciata.

ROB. Non sono geloso; e chi dice che io son geloso, giuro al cielo, me la pagherà.

PAGG. Signore, io non lo dirò più.

ROB. Che cosa non dirai?

EUL. Taci. (al Paggio)

ROB. Voglio sapere che cosa è quello che non dirai. (al Paggio)

PAGG. Non dirò più che siate geloso.

EUL. Non gli badate... (a Roberto)

ROB. Come? Tu dici che io son geloso?

PAGG. L’ha detto Colombina.

ROB. Colombina? Dov’è Colombina? (furioso)

EUL. Ma quietatevi un poco. Sentite che cosa intende di dire il paggio con questa parola.

ROB. Che cosa intendi di dire?

PAGG. Dico, signore, che ho un’ambasciata da fare alla padrona.

EUL. Spiegati prima circa la parola geloso.

ROB. Un’ambasciata alla padrona? Da parte di chi?

PAGG. Da parte del marchese Ernesto.

ROB. (Il marchese Ernesto!) (da sé)

EUL. Oh, m’infastidisce con queste sue ambasciate.

ROB. Ebbene, che cosa vuole? (al Paggio)

PAGG. Or ora sarà a farle una visita.

EUL. Chi ha egli mandato? (al Paggio)

PAGG. Il suo servitore.

EUL. Ditegli che mi scusi; per oggi non posso ricevere le sue grazie.

ROB. Perché non lo volete ricevere?

EUL. Che volete ch’io faccia delle sue visite? Io sto volentieri nella mia libertà.

ROB. Via, via, frascherie. Ditegli ch’è padrone. (al Paggio)

PAGG. Mi gridano perché dico geloso? Non ho mai saputo che aver freddo sia vergogna. (parte, e poi torna)

EUL. Ma voi, signore, mi volete far fare tutte le cose a forza.

ROB. Non voglio che commettiate atti d’inciviltà.

EUL. Ricever visite non è obbligazione.

ROB. Il marchese Ernesto è un cavaliere mio amico: ci siamo trattati prima ch’io prendessi moglie; ho piacere che mi continui la sua amicizia e che faccia stima di voi; se avete ad essere... che so io... servita di braccio, piuttosto da lui, che da un altro.

EUL. Ma io non mi curo d’essere servita da nessuno.

ROB. Oh, che volete si dica nelle conversazioni? Che non vi fate servire, perché avete il marito geloso? Questo nome io non lo voglio; non mi voglio render ridicolo.

EUL. Non potete venir voi con me?

ROB. Oh via! Diamo nelle solite . Voi mi volete rimproverare di cose che io non mi sogno. Orsù, ci siamo intesi; io vado via, se viene il Marchese, ricevetelo con buona grazia.

EUL. Trattenetevi un poco. Aspettate ch’ei venga. Se vi trova in atto di uscir di casa, può essere che faccia a me un piccolo complimento, e abbia piacere di venir con voi.

ROB. Non posso trattenermi. L’ora vien tarda. Donna Eularia, a rivederci. State allegra e divertitevi bene.

PAGG. È qui il signor Marchese per riverirla. (a Eularia)

EUL. A voi, che dite? (a Roberto)

ROB. Passi, è padrone. (Paggio parte)

EUL. Lo ricevo, perché voi volete così.

ROB. È cavaliere, ed è mio amico.

EUL. Ha un temperamento troppo igneo. Prende tutte le cose in puntiglio. Io non lo tratto volentieri.

ROB. Sì sì, ho capito. Vi piace più la flemma del conte Astolfo.

EUL. Io non cerco nessuno. A me piace la mia libertà.

ROB. Ecco il Marchese: gli do il buon giorno, e subito me ne vado.

 

 

 


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