Carlo Goldoni
La dama prudente

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Un servitore, il paggio e detti.

 

SERV. Faccio riverenza a V.S. illustrissima. Il mio padrone si fa servitore umilissimo all’illustrissima signora donna Eularia, e dice che scusi, se si prende l’ardire di mandarle queste poche pere del suo giardino.

ROB. (Via, via. È un regalo che costa poco). (da sé)

EUL. Dite al vostro padrone, che don Roberto ed io lo ringraziamo infinitamente, e lo preghiamo a ricevere in contracambio quattro tartufi di Roma. Ehi! Leva le pere da quel bacile, e ponivi sopra quelle dieci libbre di tartufi che sono nella dispensa. (al Paggio) Don Roberto, siete contento?

ROB. Sì, fate voi.

EUL. Quel giovane, tenete. ( la mancia al Servitore)

SERV. Grazie a V.S. illustrissima. (parte)

ROB. (Gli manda i tartufi! Non vorrei che vi fosse qualche mistero). (da sé)

EUL. Così non abbiamo obbligazione veruna, e vedendo il Marchese che gli si manda nel momento istesso un regalo, che costa più del suo, capirà che non vogliamo regali.

ROB. Sì, sì, va bene. Non potrà dire che la dama non abbia gradite le sue finezze, se con un regalo maggiore lo assicura del suo gradimento.

EUL. Voi ora interpretate sinistramente un’azione che avete prima approvata.

ROB. Oh, vuol ella che io disapprovi ciò che determina la sua prudenza? (con ironia)

EUL. Con voi non so come vivere.

ROB. La compatisco. Sono un uomo alquanto fastidioso. Lo conosco.

EUL. In verità, sempre mi tormentate.

ROB. Scusi. Non parlerò.

 

 

 


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