Carlo Goldoni
La dama prudente

ATTO SECONDO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Il servitore, poi il conte e detti.

 

SERV. Illustrissima, è qui il signor conte Astolfo, che vorrebbe riverirla.

EUL. (Oimè! Ecco un altro impiccio). (da sé)

MAR. Donna Eularia, se ricevete il Conte, non vi provate il mantò.

EUL. (Se non lo ricevo, sapendo egli che v’è il marchese Ernesto, farà dei sinistri pensieri). (da sé)

MAR. (Non vorrei che lo ricevesse). (da sé) Signora spicciate il vostro sarto, fate sapere al Conte che siete occupata, ed io partirò, per lasciarvi in tutta la vostra libertà.

EUL. Perdonatemi, signor Marchese, da voi non prendo regola per ricevere e licenziare le visite. Tirate avanti tre sedie. Dite al Conte ch’è padrone. (Servitore parte)

MAR. Ma il sarto...

EUL. Sedete.

MAR. Ora che viene il Conte, avete volontà di sedere.

EUL. Quando prego voi di sedere, non potete dire che il complimento fatto sia per il Conte.

MAR. Basta; le vostre grazie in ogni tempo, in ogni guisa mi sono care. (Il Conte è il mio tormento). (da sé)

CON. Servo divoto di donna Eularia, amico, vi sono schiavo. (il Marchese lo saluta)

EUL. Accomodatevi. (il Conte siede)

MAR. (Ecco qui; il Conte trova la sedia preparata, ed io sono stato mezz’ora in piedi). (da sé)

CON. In che si diverte la signora donna Eularia?

MAR. Ha il sarto che l’aspetta. Vuol provarsi un mantò. Onde io dubito che a noi converrà partire.

CON. Parto in questo momento, se me lo comanda.

EUL. Non sono tanto incivile per congedarvi sì presto.

MAR. No, no, non vi manda via, non ha più la premura del sarto. L’aveva quando ero io solo.

EUL. Signor Marchese, voi parlate troppo pungente.

MAR. Non mi pare d’offendervi. Non è forse vero, che poco fa vi premeva provare il mantò?

EUL. È verissimo.

MAR. Ed ora ch’è venuto il Conte, al mantò non si pensa più.

EUL. Ci penso, ma so le mie convenienze.

MAR. Il signor Conte merita maggior rispetto.

CON. Marchese, sinora ho lasciato rispondere alla dama, la quale vi ha risposto a dovere; ma ora che il vostro discorso si va caricando sopra di me, vi dirò ch’io non merito le finezze di questa dama, ma voi non siete in grado di farmi ostacolo per ottenerle.

MAR. Sì, avete fortificato il vostro possesso, non temete rivali.

EUL. E siam da capo. Marchese, voi mi farete fare delle risoluzioni, che forse vi spiaceranno.

MAR. Già, tutta la vostra collera è contro di me.

EUL. La mia collera la rivolgo contro chi me ne ha dato il motivo.

MAR. Conte, Conte, la discorreremo. (in aria minaccevole)

CON. Marchese, Marchese, non mi fate paura.

EUL. Elà, rammentatevi dove siete.

MAR. Vi domando perdono.

EUL. Siete troppo sulfureo, signor Marchese.

MAR. Non ho la flemma del signor Conte.

CON. Ma signora donna Eularia, egli mi va insultando.

EUL. In faccia d’una dama non si tratta così. (al Marchese)

MAR. Orsù, vi leverò l’occasione di rimproverarmi. Signor Conte, ci rivedremo. (s’alza)

CON. Sì, ci rivedremo. (s’alza)

EUL. Deh, per amor del cielo, fermatevi. Vi volete battere; già me ne accorgo. Che volete che il mondo dica, se si sa il motivo delle vostre contese? Così poco stimate l’onor mio, che non vi cale di esporlo per una sì lieve cagione? Di che potete di me dolervi? Quali offese ho io fatte ad alcuno di voi? Dunque, senza mia colpa, volete che io risenta una sì grave pena? Per le vostre collere, per le vostre pazzie, una povera dama sarà miseramente sagrificata? Dirà, chiunque avrà notizia del vostro duello, due rivali gelosi si sono battuti per donna Eularia. Chi potrà giustificare, che donna Eularia non fosse impegnata né coll’un, né coll’altro? Pensate meglio al vostro dovere, alle mie convenienze, al carattere che sostenete. Siate più cauti, siate più cavalieri.

CON. Per me dono tutto al merito di donna Eularia.

MAR. Farò dei sagrifizi; benché dall’idolo male accettati!

EUL. Via, mi consolo veder calmate le vostre collere. Siete amici, e siatelo per l’avvenire. Se per me nascono i vostri sdegni, liberatevi entrambi dalla cagione che li fomenta. So con chi parlo, né vi è bisogno che più chiaramente mi faccia intendere. Signori, il sarto mi aspetta, con vostra permissione. (parte)

 

 

 


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