Carlo Goldoni
La dama prudente

ATTO SECONDO

SCENA QUINDICESIMA

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SCENA QUINDICESIMA

 

Il conte, il marchese e don Roberto; poi il servitore.

 

ROB. Ebbene, qual è la botta contesa?

CON. Ve la dirò io: pretende il Marchese avere una botta segreta, colla quale impegnando l’inimico a stendere il colpo senza potersi immediatamente rimettere, lo fa infilzar da se stesso nella spada dell’avversario.

ROB. E questa sorta di colpi volevate voi provar colla spada? Tenete i fioretti, provatevi, ed io sarò spettatore e giudice, se volete, de’ vostri colpi.

MAR. (Son nell’impegno, bisogna starci). (da sé)

CON. (Giova seguitar la finzione). (da sé)

SERV. È qui la signora donna Rodegonda con un’altra dama. (a Roberto)

ROB. La riceverà donna Eularia. Vediamo questa botta segreta.

MAR. Andiamo a incontrar le dame. Conte, ci batteremo poi, e vedrete se averò io de’ colpi segreti e non preveduti. (parte)

CON. Don Roberto, compatite. Il carattere del Marchese vi è noto. Vado a riverire le dame. (parte)

ROB. Vadano, vadano a riverire le dame. Io non so che pensare. Subito che li ho veduti colla spada alla mano, li ho presi per due rivali. Paggio, dove sei? Saranno tutti impegnati al ricevimento di queste dame, e converrà che ci vada ancor io a mio dispetto. Anderò, ma non mi acquieterò sul proposito della scherma. Vosapere se la botta segreta è stata proposta dall’ingegno de’ cavalieri, o dallo spirito della virtuosa signora. (parte)

 

 

 


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