Carlo Goldoni
La dama prudente

ATTO TERZO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Anselmo e la suddetta.

 

ANS. Signora, eccomi ad obbedirvi.

EUL. Mi spiace, poveruomo, avervi fatto alzare sì di buon’ora; ma una estrema necessità mi ha costretto a farlo.

ANS. Siete la mia padrona, e per voi son pronto ad espor la vita, se occorre.

EUL. Avete svegliato il paggio e Colombina?

ANS. Li ho svegliati tutti due, e or ora saranno qui a ricevere i vostri comandi.

EUL. Sentite quante cose voglio da voi. Di voi unicamente mi fido, e son certa che tutto farete con premura, con zelo e con segretezza.

ANS. Conosco l’esser mio dalla vostra casa. Voi mi avete condotto al servizio del vostro degno consorte in qualità di maestro di casa, e, torno a dire, darei la vita per voi.

EUL. Trovate immediatamente un calesse; fermatelo per questa mattina, e dategli la caparra. Voi condurrete Colombina, unitamente a Fabrizio nostro staffiere, all’osteria dove sarà fermato il calesse, e tutti due se ne anderanno al loro paese.

ANS. Li avete licenziati? Non ho sentito che né l’uno, né l’altro, lo sappiano.

EUL. Or ora lo sapranno. Fate quello che dico e non pensate ad altro.

ANS. Sarete puntualmente ubbidita. (in atto di partire)

EUL. Fermatevi, non ho finito. Trovate un cavallo con un uomo di scorta da voi conosciuto, di cui possiate fidarvi, e consegnategli il paggio, acciò sia condotto in villa. Io gli darò una lettera per suo padre, che me lo ha raccomandato.

ANS. Signora, vi ha fatto qualche impertinenza?

EUL. Non cercate altro. Li mando via per le mie ragioni.

ANS. Il padrone lo sa?

EUL. Per ora non sa nulla. A suo tempo glielo farò sapere.

ANS. Perdonatemi, se a troppo m’avanzo. Non vorrei che se la prendesse con voi, licenziando la servitù senza sua intelligenza.

EUL. Questo è pensier mio. Condurrò la cosa in un modo che don Roberto non potrà lamentarsi.

ANS. Basta, voi siete una dama savia e prudente.

EUL. Un’altra cosa di maggior premura devo raccomandarvi.

ANS. Comandatemi, farò tutto.

EUL. Voi conoscete il marchese Ernesto ed il conte Astolfo.

ANS. Certamente, vengono qui alla conversazione.

EUL. Sappiate che ieri sera si sono fra di loro sdegnati per cagione del giuoco. Sono partiti in aria di collera, e dubito si sieno sfidati. Mi preme infinitamente sapere quel che sia seguito. Ma siccome mio marito di ciò non sa nulla, desidero che non lo venga a sapere: onde fate con cautela le vostre diligenze. Non mostrate con persona di questo mondo, che io di ciò sia consapevole, procurate che non si traspiri, che sia nata la rissa in questa casa. Portatevi da vostro pari, e datemi delle relazioni sicure.

ANS. Userò tutta la possibile diligenza, tutta la più esatta cautela...

EUL. Non perdete tempo. Tre cose vi ho raccomandato e tutte tre hanno bisogno di sollecitudine.

ANS. Tutto sarà prontamente fatto. (parte)

EUL. Anselmo è un uomo dabbene. Ecco Colombina.

 

 

 


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