Carlo Goldoni
De gustibus non est disputandum

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA   Giardino.   Don Pacchione e Ramerino

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ATTO SECONDO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Giardino.

 

Don Pacchione e Ramerino

 

PACC.

Amico, in confidenza,

Un piacer bramerei, giacché siam soli.

RAM.

Sì, sì, v'intendo, amico.

Poiché nessun ci vede,

Sotto questa de' faggi ombra diletta

Voi vorreste giocare alla bassetta.

PACC.

No, v'ingannate assai:

Codesto vizio non l'ho avuto mai.

Quando ho danari in tasca,

A me piace goderli in compagnia

Cogli amici in mia casa o all'osteria.

RAM.

Piace anche a me la società. Goduto

Al magnifico pranzo ho anch'io non poco.

Ora il tempo passar vorrei col gioco.

PACC.

A proposito, appunto

Del pranzo ho da parlarvi.

RAM.

Voi stamane

Non avete mangiato.

Povero don Pacchion, siete ammalato?

PACC.

Anzi sto ben, con il celeste aiuto;

Ma soffrire ho dovuto,

Per certa convenienza,

Il tormento crudel dell'astinenza.

RAM.

Non intendo il perché...

PACC.

Saper vorrei

Come riuscì quel piatto di vitello.

Ditemi s'era buono, in cortesia.

RAM.

Era un piatto prezioso.

PACC.

Oh vita mia!

RAM.

Il cuoco miglior cosa

Non ha fatta stamane, a gusto mio.

PACC.

Di quel piatto l'autor sono stat'io.

RAM.

Bravissimo!

PACC.

Era buono?

RAM.

Era esquisito.

PACC.

Ben cotto? saporito?

RAM.

Era eccellente.

PACC.

Ed io non ne ho potuto mangiar niente.

RAM.

Perché?

PACC.

Perché Artimisia,

Ch'io venero e rispetto,

Ha per me dell'affetto;

Ma perché troppa carne

A lei fa dispiacenza,

Distruggere mi vuol coll'astinenza.

RAM.

Bellissima davvero!

Artimisia vi vuol parco, astinente,

Ella mangia, ella beve allegramente:

Come colui che sgrida il giocatore,

Poi si mette a giocar da traditore.

 

Se uno specchio avesse in mano

Chi corregge i vizi altrui,

Principiar dovrebbe in lui

Le passioni a moderar.

Per superbia l'uomo insano

Dell'altr'uom le macchie vede;

Né si specchia, e non s'avvede

Ch'è vicino a delirar. (parte)

 

 

 


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