Carlo Goldoni
De gustibus non est disputandum

ATTO SECONDO

SCENA UNDICESIMA   Artimisia ed il Cavaliere

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SCENA UNDICESIMA

 

Artimisia ed il Cavaliere

 

CAV.

Possibile, mia cara,

Che spietata così?...

ART.

Con chi parlate?

CAV.

Con voi, mio ben.

ART.

Chi siete?

Non vi conosco. E voi mi conoscete?

CAV.

Stelle, non siete voi

Artimisia, il mio nume, il mio tesoro?

ART.

Che Artimisia? che dite?

La contessa son io di Montebello.

Voi avete, meschin, perso il cervello.

CAV.

Ah, ah, brava davvero!

Voi cangiaste pensiero, in grazia mia.

Voi scherzate con me per allegria.

ART.

Olà, mi maraviglio;

Portatemi rispetto.

CAV.

Oh cara, oh cara!

ART.

Oh pazzo maladetto!

CAV.

A me pazzo?

ART.

Sì, a voi,

Che non mi conoscete

E far meco il grazioso pretendete.

CAV.

(Oimè, fossi davvero

Per disgrazia impazzito!) (da sé)

ART.

(A poco a poco

Se lo crede egli stesso). (da sé)

CAV.

Oh dei! Non siete

Artimisia, il mio ben?

ART.

No, ve l'ho detto.

CAV.

(Impazzito sarò per troppo affetto). (da sé)

ART.

Chi è cotesta Artimisia?

CAV.

È una tiranna

Che mi vuol tormentare, è una vezzosa

Amabil vedovella.

Artimisia, il mio ben... voi siete quella.

ART.

Alla larga, vi dico.

CAV.

Eh, giuro al cielo!

Vi conosco, lo so, pazzo non sono.

Pietà vi chiedo in dono;

Voi fate del mio cor scherno e strapazzo;

Vi conosco, Artimisia, io non son pazzo.

ART.

Aiuto! Chi è di ?

 

 

 


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