Carlo Goldoni
De gustibus non est disputandum

ATTO SECONDO

SCENA QUATTORDICESIMA   Rosalba e detti, poi Artimisia

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Rosalba e detti, poi Artimisia

 

ROS.

Oh che caso fatal!

PACC.

Cos'è accaduto?

ROS.

È pazzo divenuto

Il Cavalier gentile:

Pazzo non ho veduto a lui simile.

Il medico, il chirurgo,

Erano per curarlo preparati;

Egli, pien di furor, li ha minacciati.

CEL.

Me ne dispiace assai.

PACC.

Mi duol davvero;

Ma il mio caso del suo più strano i' veggio,

E se mi vonno avvelenar, sto peggio.

ART.

Amici, il cavaliere

Ha perduto il cervello:

Ha dato in frenesia,

È furiosa e talor la sua pazzia.

Dice il medico nostro

Che, per non riscaldarlo,

Conviene secondarlo

Nelli capricci sui,

E dir sempre di sì dinanzi a lui.

CEL.

Misero cavaliere,

Mi muove a compassione.

PACC.

Ma di lui più infelice è don Pacchione.

ART.

Perché?

PACC.

Perché chi è pazzo

Non sente il male, e non conosce il bene.

Di fame io muoio, e digiunar conviene.

ART.

Eccolo il pazzarello.

Avvertite che s'ha da secondare;

E per non l'irritare,

E perché non ci nascano de' guai,

Dinnanzi a lui non s'ha da rider mai.

PACC.

Per me non riderò.

CEL.

Né io per certo.

ROS.

Del mal d'altri non rido, io ve l'accerto.

ART.

(A quel che meditai,

Se non ridono, affè, mi pare assai). (da sé)

 

 

 


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