Carlo Goldoni
De gustibus non est disputandum

ATTO TERZO

SCENA PRIMA   Camera.   Erminia ed Artimisia

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ATTO TERZO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera.

 

Erminia ed Artimisia

 

ART.

Venite qui, nipote garbatissima,

Vi voglio consolare; anzi vi voglio

Chiedere un po' di scusa,

Se per divertimento

Recato ho al vostro cuor qualche tormento.

Siamo in campagna alfine,

E par che la campagna ci permetta

Di far, per allegria, qualche scenetta.

ERM.

Signora, io non v'intendo.

ART.

Mi spiegherò. Sappiate

Che il povero Celindo

V'ama, v'adora, ed è fedele a voi.

Diciamola tra noi:

Un po' di tentazion gli ho posta in mente,

Ma l'ho fatto per burla, e non è niente.

ERM.

Voi faceste da scherzo, egli davvero.

In ogni guisa è sempre

Mancatore Celindo.

ART.

Eh via, nipote,

Ogni trista memoria ormai si taccia.

Chi è di ? (viene il Paggio)

ERM.

Quell'ingrato

Mi ha schernito, mi ha offeso, e mi tradì.

ART.

Dite a Celindo che l'aspetto qui. (al Paggio che parte)

ERM.

Seco non vuò parlar.

ART.

Sì, nipotina,

Parlate al meschinel che vi vuol bene.

Serbar odio per questo non conviene.

ERM.

No, non merita amore.

ART.

Eccolo.

ERM.

Io parto.

ART.

Alfin son vostra zia:

Un affronto non soffro in casa mia.

ERM.

Resterò per rispetto.

ART.

(Vuò che faccian la pace a lor dispetto). (da sé)

 

 

 


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