Carlo Goldoni
La diavolessa

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA   Dorina, Giannino e il suddetto

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SCENA SETTIMA

 

Dorina, Giannino e il suddetto.

 

DOR.

Serva di don Poppone.

GIANN.

Riverisco.

POPP.

M'inchino al signor conte, (a Giannino)

Alla nobil contessa umil m'inchino. (a Dorina)

DOR.

(Contessa a me?)

GIANN.

(Che? non son io Giannino?)

POPP.

Alloggiar in mia casa

Mi chiamo fortunato

La dama illustre, il cavalier garbato.

GIANN.

Ci conoscete voi?

POPP.

Certo. L'amico

Che li ha diretti a me, di lor signori

M'accenna il grado ed i sublimi onori.

GIANN.

(Falco ci ha posti in qualche brutto impegno). (piano a Dorina)

DOR.

(Ei ci nobilitò: vi vuole ingegno). (piano a Giannino)

POPP.

Saran stanchi dal viaggio;

Che vadano al riposo;

Già sono sposa e sposo,

Onde compatiranno

Se un solo letto ed una stanza avranno.

GIANN.

Questo non è gran mal.

DOR.

No, no, signore,

Vi prego per favore,

Sono avvezza così fin da figliuola:

Piacemi nella stanza di star sola.

POPP.

Ma io non ho gran comodo.

DOR.

Codesto poco importa.

Anderò sola.

POPP.

E lui fuor della porta? (accennando Giannino)

GIANN.

Io fuori, signor sì:

La signora comanda, e vuol così.

POPP.

Oh, signora contessa,

Perché così crudel con suo marito?

DOR.

Voi non siete istruito,

Per quel ch'io sento; dell'usanza nuova.

(Seguitar la finzion per or mi giova).

POPP.

So ch'io, se avessi moglie,

Notte e giorno vorrei

Starmene in buon amor vicino a lei.

GIANN.

Anch'io davver son del parere istesso:

Notte e giorno vorrei starle dappresso.

DOR.

Quelli che così fanno,

Sappiano lor signori

Che si chiaman mariti seccatori.

Libertà, libertà.

GIANN.

Basta... per ora

Taccio... ma quando poi... (a Dorina)

DOR.

Quando poi, quando poi... Già vi capisco.

Quando verrà quel ,

Averete di grazia a far così. (a Giannino)

GIANN.

Sentite? (a don Poppone)

POPP.

Non intendo. (a Dorina)

DOR.

Eh, che l'amore

Più candido, più puro,

Vuole il suo chiaroscuro.

E poi convien distinguere

Della plebe l'amor, come si sa,

Da quello della nostra nobiltà.

Voglio che civilmente ci trattiamo.

O che siamo, cospetto! o che non siamo.

 

Si distingue dal nobile il vile

Anch'in questo, mio caro signor.

Una donna ch'è nata civile

Non si lascia avvilir dall'amor.

Il villano, che sempre sta ,

Alla moglie suol dire così:

«Vieni qua - passa - non ti vuò.

Vien di su - va di giù - ti darò ».

Ma alla donna, che sempre non va,

Il marito gentile dirà:

«Perdonate... vorrei... compatite...

Fate grazia... venir... favorite...»

E la donna fa il proprio dovere

Con piacere - ma con nobiltà. (parte)

 

 

 


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