Carlo Goldoni
La diavolessa

ATTO PRIMO

SCENA SEDICESIMA   Dorina e detti

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SCENA SEDICESIMA

 

Dorina e detti.

 

DOR.

(Non vorrei che Giannino

M'avesse contradetto).

GIANN.

(Qualche imbroglio m'aspetto. Or si saprà).

POPP.

(Voglio un poco scoprir la verità).

Signora, (a Dorina) con licenza, (a Giannino)

Non mi ricordo ben la patria sua. (piano a Dorina)

DOR.

Palermo. (forte che Giannino senta)

POPP.

Sente lei, signor toscano? (piano a Giannino)

GIANN.

È vero, è vero, io son palermitano. (forte)

DOR.

(Diavolo!)

POPP.

Non è lui? Non è spagnuolo? (a Dorina)

DOR.

Egli è oriondo di Spagna.

GIANN.

Orionda è la contessa di Romagna.

DOR.

Io son...

GIANN.

Di Macerata.

DOR.

In Palermo allevata.

Egli è del suolo ispano.

GIANN.

Ma per educazion sono toscano.

POPP.

E sono qui venuti...

DOR.

Si sa...

GIANN.

Già l'ho svelato...

DOR.

Per conoscenze...

GIANN.

E per il marchesato.

DOR.

Titolo rispettoso...

GIANN.

Che vogliamo comprare...

DOR.

Oh, signor sì.

GIANN.

Non è vero, contessa?

DOR.

Ella è così.

POPP.

Vi è un pochino d'imbroglio;

Ma tutto creder voglio,

Quando trovi che sia la verità

Che abbiate in mio favor della bontà. (piano a Dorina)

DOR.

Di ciò siete sicuro. (piano a don Poppone)

POPP.

Il signor conte

Ch'io la possa servir sarà contento? (piano a Dorina)

DOR.

Contento, contentissimo. (piano a don Poppone)

Non è vero, marito? (forte a Giannino)

GIANN.

Sì, è verissimo.

(Per dubbio di fallire,

Tutto quel ch'ella vuol mi convien dire).

 

POPP.

Conte mio, per tutti i titoli

Or vi voglio venerar:

Per il sangue e per il merito,

Perché siete ricco e nobile,

E per questa sposa amabile

Ch'io mi pregio d'onorar.

GIANN.

Obbligato per i termini;

Obbligato del buon animo;

Ma poi tanto per la femmina

Non vi state a incomodar.

DOR.

Non ricuso di ricevere

Le sue grazie preziosissime. (a don Poppone)

Egli è un uom di buone viscere,

Non lo voglio disgustar.

GIANN.

Di grazie carico

Non vuò lo stomaco.

DOR.

Son cibi teneri,

Si digeriscono.

POPP.

Non si esibiscono

Che cose lecite,

Che cose facili

Da digerir.

DOR.

Signor conte, una parola. (a Giannino)

GIANN.

Con licenza. (a don Poppone)

Eccomi qua. (a Dorina, accostandosi)

DOR.

Se non facilita,

Se non s'accomoda,

Signor sofistico,

Non mangerò. (piano a Giannino)

GIANN.

Dice ,

Non so rispondere:

Quel ch'è possibile

Si soffrirà. (piano a Dorina)

DOR.

Don Poppone, una parola.

POPP.

Con licenza. (a Giannino)

Eccomi qua. (a Dorina, accostandosi)

DOR.

Quell'occhio languido,

Quel labbro tenero,

In me cuor docile

Ritroverà. (piano a don Poppone)

POPP.

Fermo qual rovere,

Qual scoglio stabile,

Per lei gratissimo

Mio cuor vivrà... (piano a Dorina)

GIANN.

Favorisca. (a don Poppone)

POPP.

Mi comandi.

GIANN.

Cosa dice?

POPP.

Lo domandi.

Dalla dama lo saprà.

GIANN.

Faccia grazia. (a Dorina)

DOR.

Cosa vuole? (a Giannino)

GIANN.

Cos'ha detto?

DOR.

Non si sa.

GIANN.

Questa è poca civiltà. (a tutti e due)

POPP.

Signor mio... (a Giannino)

GIANN.

Mi maraviglio.

DOR.

Cos'è stato?

GIANN.

Son chi sono.

POPP.

Non vorrei... (a Giannino)

GIANN.

Troppa licenza.

DOR.

Pazzo siete. (a Giannino)

GIANN.

È un'insolenza.

DOR.

Non badate. (a don Poppone)

GIANN.

Son marito.

POPP.

Oh, padron mio riverito.

a tre

Che si taccia: - non si faccia

Fra di noi pubblicità.

Che si salvi almen la mostra

Della nostra nobiltà. (partono)


 

 

 


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