Carlo Goldoni
La donna di garbo

ATTO PRIMO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Il Dottore solo

 

DOTT. Rimango attonito, sono stordito! Questa femmina è un portento della natura, è una cosa fuori dell'ordinario. Ed io tollererò che si perda in uffici servili una ragazza, degna di sedere sulla cattedra? No, no, la voglio sposare, la voglio appresso di me quest'arca di scienze, questo prodigio del nostro secolo. Sì, la voglio sposare, perché dice ne' suoi proverbi Catone: Si vis nubere, nube pari; e più bella parità non può trovarsi, quanto quella dei costumi, dell'inclinazione e del talento di Rosaura, eguale in tutto al mio genio e temperamento. Sì, la mia cara Rosaura, se sinora sei stata con me in qualitate servili, da ora innanzi ci starai tamquam domina, et hoc iure merito, quia mulier sapiens est maximo digna honore. Florindo mio figlio, che poco può tardar a venire, si stupirà nel sentire una donna virtuosa a tal segno, e chi sa, se con tutto il suo studio di tanti anni a Pavia, sia egli arrivato a sapere la metà di quello che sa questa brava ragazza. Per lo più gli scolari non imparano che a far all'amore. (parte)

 

 

 


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