Carlo Goldoni
La donna di garbo

ATTO SECONDO

SCENA SESTA

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SCENA SESTA

 

Rosaura e detti

 

ROS. Eccomi a' vostri cenni.

BEAT. La signora Diana ti vuol parlare.

ROS. Sono a lei. Come va il gioco, signori?

LEL. Sinora la sorte fa giustizia al merito di madama. Io perdo.

ROS. (Il demonio lo può far perdere, ma non pagar certamente). (da sé) Che cosa mi comanda la signora Diana?

DIA. Non ti ho più veduta; ecco la lettera. Come abbiamo a fare a darle recapito?

ROS. Datemela, e lasciate fare a me. (piano)

DIA. Prendila.

ROS. Si può leggere questa vostra lettera?

DIA. Anzi l'ho lasciata aperta per questo. Ma di' piano, che mia cognata non senta.

ROS. Eh, quando gioca, non sente se si spara un cannone. Sentiamo: Mio bene; oibò, oibò, questa lettera l'avete copiata da qualche romanzo.

DIA. Ma se veramente gli voglio bene.

ROS. Se si vuol bene ad un uomo, non bisogna dirglielo; altrimenti siamo spacciate. Dalla vostra tardanza comprendo che voi non mi amate. Anche questo è mal detto. Non bisogna sempre tormentar gli uomini colla diffidenza; si stancano poi, e ci lasciano. Un giorno mi vedrete morire; peggio, peggio. Niuno è sì pazzo a credere che una donna voglia morire per lui. Sente l'affettazione e vi perde il credito.

DIA. Come dunque ho da fare?

ROS. Lasciate fare a me, che vi detterò una lettera di buon gusto.

 

 

 


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