Carlo Goldoni
La donna di garbo

ATTO SECONDO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Florindo e Rosaura

 

FLOR. (Come mai dovrò regolar la faccenda? Come con costei contenermi? La mia franchezza non giova. Ne sa più di me). (da sé)

ROS. Siam soli, Florindo: posso a mia voglia empio, mancatore chiamarvi.

FLOR. Dite tutto ciò che volete. Sempre direte meno di quel ch'io merito.

ROS. Ecco la vostra solita disinvoltura! Così solevate umiliarvi, qualunque volta giustamente di sdegno accesa mi conoscevate.

FLOR. Ma che volete ch'io faccia? Avete ragione, lo confesso.

ROS. Se ho ragione, avete da farmi giustizia. Mi avete promesso fede di sposo, dovete mantenermi la promessa.

FLOR. Abbiate pazienza: vi sarà tempo. Mi ricordo del mio impegno: state zitta, e lo manterrò.

ROS. No, no, non vi lusingate di deludermi, come faceste per lo passato. Non vi credo, vi conosco. O sposatemi subito, o saprò vendicarmi.

FLOR. Che diavolo! con gli stivali in piedi ho da sposarvi?

ROS. Che stivali? che barzellette?

FLOR. Ma che volete che dica mio padre?

ROS. Vostro padre s'accheterà, quando saprà di che mi siete voi debitore.

FLOR. Datemi almeno due giorni di tempo. (Se posso fuggire, qualche cosa sarà). (da sé)

ROS. Due giorni di tempo, eh? Mendace, scellerato. Credete ch'io non sappia le vostre baratterie? Ho conosciuto quel giovine, che avete con voi condotto. Sì, quella è Isabella. Ma giuro al cielo, mi saprò vendicare. Pubblicherò i vostri inganni; farovvi arrossire; vostro padre vi scaccerà dalla casa; v'aborriranno i vostri parenti; sarete la favola di Bologna. Voglio vedervi precipitato.

FLOR. (Ed è capace di farlo). (da sé) Deh, cara Rosaura, abbiate pietà di me.

ROS. Cara Rosaura, eh! Chiudete la sacrilega bocca. Non proferite il mio nome.

FLOR. Ma s'io son pronto a sposarvi.

ROS. E mi credete sì poco saggia, o tanto innamorata, che vi volessi porger la mano? V'ingannate: piuttosto sposerei la morte.

FLOR. (Manco male). (da sé)

ROS. Ho finto tutto ciò per iscoprire il vostro mal animo. Andate pure, sposate la vostra Isabella, ch'io già ho ritrovato marito.

FLOR. Siete maritata? (Oh, il cielo lo volesse!) (da sé)

ROS. Dimani seguiran le mie nozze.

FLOR. E siete venuta a maritarvi in casa mia?

ROS. Sì, per vostro tormento.

FLOR. Crudele! Sugli occhi miei? (affettando amore)

ROS. (Ancor mi deride!) (da sé) Sì sugli occhi vostri, ed ho scelto uno sposo che faravvi tremare.

FLOR. È qualche soldato?

ROS. Altro che soldato: stupirete, quando ve lo dirò.

FLOR. E chi è mai questo sì gran soggetto?

ROS. Il Dottore vostro padre.

FLOR. Come! Mio padre? (con sorpresa)

ROS. Sì, non dissi che stupirete?

FLOR. Ed avete tanto coraggio? Sapete gli amori passati tra voi e me, ed ardirete sposarvi a mio padre?

ROS. Voi mi avete insegnato ad essere scellerata. (Fingasi per tormentarlo). (da sé)

FLOR. Ah, non lo soffrirò mai.

ROS. Ebbene: se vi l'animo, scoprite voi l'arcano. Rimediate voi al disordine; io per me sono risoluta di non parlare. Se il vostro genitore mi sollecita ch'io gli porga la mano; se voi tacete, io pur taccio; pensateci voi, che per me ci ho pensato.

FLOR. (Che strana specie di vendetta è mai questa? Sì, sì, la farò scacciar da mio padre, senza pubblicar la mia colpa). (da sé)

ROS. Che dite fra di voi stesso? Meditate forse qualche novello inganno?

FLOR. Mi stupisco, come abbiate potuto introdurvi in mia casa, prevenire il mio arrivo ed affascinare mio padre.

ROS. Ed io stupisco, come abbiate potuto abbandonarmi, tradirmi, e de' vostri giuramenti scordarvi.

FLOR. Orsù, abbiate giudizio, che sarà meglio per voi.

ROS. Come! Minacce ancora? Indiscreto, incivile, così trattate chi tante prove della sua fede vi ha date? Barbaro! Così ricompensate il mio affetto? Almeno mi compatiste, chiedeste almeno perdono. Ma no, ostinato, perverso, mi odiate, mi deridete, mi maltrattate. Ma senti, senti, spietato, saprò vendicarmi. Sarò una furia per tormentarti. No, che un tortogrande non si può soffrire.

 

 

 


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