Carlo Goldoni
L'amante Cabala

PARTE SECONDA

SCENA TERZA   Lilla e detti

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SCENA TERZA

 

Lilla e detti.

 

LILLA

Oh signor Filiberto...

 

FILIB.

Zitto, che io son in maschera. (piano a Lilla)

Non mi vedete all’abito?

Filiberto non già, Toni mi chiamo;

E celato così restar io bramo.

 

LILLA

In maschera voi siete,

Senza maschera al volto?

 

FILIB.

Eh, non fa caso,

L’abito mi trasforma.

 

LILLA

In questo loco

Che state a far? Così perdete il tempo?

 

FILIB.

Per dirvela, signora,

Scieglier volevo un drappo

Per regalarvi un abito; ho piacere

Che siate giunta a tempo: ora voi stessa

Scieglierlo lo potete.

 

LILLA

Io son tenuta

Alle finezze vostre.

 

FILIB.

Ànemo, putti, (viene un Giovine)

Mostrèghe quelle stoffe. (No l’oi ditto? (piano a Catina)

Un abito la vuol a tutta moda).

Fe presto, che xe tardi. (forte ai Giovani)

Mostrèghe quella con i fiori sguardi.

(Con questi Veneziani, (piano a Lilla)

Per aver avantaggio nelle spese,

Io mi fingo nativo del paese).

 

LILLA

Fate ben, perché certo

Son furbi come ’l diavolo.

 

FILIB.

Secondatemi pure, e non temete. (piano a Lilla)

(Ecco prese due quaglie in una rete).

La varda mo sto drappo,

La diga sel ghe piase. El xe de Franza

L’altro zorno vegnù.

(Anema mia, debotto son da vu). (piano a Catina)

 

LILLA

Per verità, mi piace.

 

FILIB.

(Lo contrattai col suo padrone, e vuole

Ventidue lire al braccio). (piano a Lilla)

 

LILLA

Oh questo è troppo! (forte)

 

FILIB.

(Lasciate fare a me). Nol costa manco

De venti lire al brazzo. Cossa dìsela?

Quanto ghe vorla dar?

 

LILLA

Sedici lire.

 

FILIB.

La se remetta in mi. Mettèlo via,

Tegnìlo da una banda. (il Giovine parte col drappo)

(Dal suo padron io l'averò a buon patto). (piano a Lilla)

(In poco tempo un bel negozio ho fatto). (piano a Catina)

 

LILLA

Ora pensar dobbiamo

A stabilir le nozze.

 

FILIB.

(Eh, non è luogo

Questo per tal discorso). (piano)

 

CAT.

Oe, vegnì qua.

Cossa? quella scacchìa parla de nozze?

 

FILIB.

La xe per maridarse, onde la vuol

Dei abiti per far bella fegura.

(Tremo da capo a piè per la paura).

 

LILLA

Ehi, sentitemi un poco:

Quali negozi avete

Con quella mascheretta?

 

FILIB.

Ella credeva

Che io fossi il principal della bottega...

Del panno padovan m’ha dimandato.

(Oh cielo! più che mai son imbrogliato)

 

LILLA

Io son molto curiosa

Di saper chi è colei.

 

FILIB.

Se lo volete,

M’impegno di saperlo

 

LILLA

In che maniera?

 

FILIB.

Con quattro paroline che io gli dica,

Con un po’ di cervel che ponga in opra,

Io m’impegno di far ch’ella si scopra.

 

LILLA

Ma non vorrei che intanto

V’invaghiste di lei.

 

FILIB.

Non dubitate,

A voi donato ho il cor.

 

LILLA

Via, dunque, andate.

 

FILIB.

Anema mia, son qua; no vedo l’ora (piano a Catina)

Che quella forastiera

Ressolva d’andar via.

 

CAT.

Caro Tonin,

Quando ve vedo arente a quella smorfia,

Me sento dal velen tremar le gambe.

 

FILIB.

(Oh come ben sono ingannate entrambe!)

 

LILLA

Non la finite ancora? (piano a Filiberto)

 

FILIB.

Aspettate, signora, ancora un poco.

Son qua, cara Catina. (piano a Catina) (Oh che bel gioco!)

 

 

LILLA

Che gran dolore

Che prova il core,

Quand’è geloso!

Veggo il mio sposo

Parlar con quella

Che sembra bella,

E nel mio seno

Un rio veleno

Mi fa provar.

 

 

CAT.

Mandèla a far squartar.

 

FILIB.

No, per amor del cielo,

No la vôi disgustar, perché la spende.

 

LILLA

Eh, l’istoria va lunga. (a Filiberto)

 

FILIB.

Aspettème che vegno. (piano a Catina)

(Va crescendo l’impegno).

 

LILLA

E ben, scopriste ancora chi ella sia?

 

FILIB.

Con troppa gelosia

Ella il suo grado vuol tener coperto.

 

LILLA

Eh, signor Filiberto,

Per quel che io vedo, ben la conoscete.

Ditemi, che credete?

Che io sia di vista corta? V’ingannate;

Vedo assai più di quel che vi pensate.

 

FILIB.

(Misero se mi scopre!) Anima mia,

Di vana gelosia

V’avvelenate il core;

Sapete quanto amore,

Cara, che vi professo; il forte impegno

Sapete con cui v’amo. (Adesso vegno) (piano a Catina)

 

CAT.

(Oh co stuffa che son!)

 

LILLA

Dunque, mio bene,

Venite meco, andiamo a stabilire

Il matrimonio; io d’abbracciarvi, o caro,

Impaziente sono.

Non perdiamo più tempo.

 

FILIB.

(Or viene il buono).

 

CAT.

Sentì mo una parola: (piano a Filiberto)

Dove vorla che andè?

 

FILIB.

Dal sartor colla roba. (piano a Catina)

 

LILLA

E che pretende

Da voi quella sfacciata

Col venirvi dintorno?

 

FILIB.

Mi dimandò se ancora è mezzogiorno.

 

LILLA

Dunque con voi ha qualche confidenza.

 

FILIB.

Vi giuro in mia coscienza

Che io non la conosco. (Oimè che imbroglio!)

Meglio è che ce n’andiamo.

 

LILLA

Io prima voglio

Saper chi è quella maschera. (forte)

 

CAT.

Patrona, (si avanza)

La vuol saver chi son?

 

FILIB.

(Eccomi in mezzo).

 

CAT.

Fursi l’ al saverà per el so pezo.

 

FILIB.

Per amor mio sté zitta e mascherada. (piano a Catina)

Se mi volete ben, dissimulate. (piano a Lilla)

 

LILLA

Io sopporto per voi.

 

CAT.

Per vu sopporto.

 

FILIB.

(Filiberto meschin! son mezzo morto).

 

 

LILLA

Ho dentro lo stomaco

Un certo rammarico,

Mi treman le viscere,

so dir perché.

 

CAT.

La rabbia me rosega,

L’invidia me tossega,

I lavri me morsego,

so dir perché.

 

FILIB.

Io veggo un gran torbido,

E temo che i fulmini

Cadran sopra me.

 

LILLA

Seguitemi ormai,

Venite con me.

 

FILIB.

Vi seguo, mia cara,

Son tutto per voi.

 

CAT.

Vegnì da mia mare,

Vardè, no manché.

 

FILIB.

Senz’altro, mia cara,

Son tutto per vu.

 

CAT.

Che putto prudente!

 

LILLA

Che uomo civile!

 

FILIB.

Che femmine pazze!

 

CAT.

No gh’è...

 

LILLA

Compagno.

 

FILIB.

Non v’è - compagna.

 

LILLA

Andiamo di qua.

 

FILIB.

La servo sin

 

CAT.

Vegnì per de qua.

 

FILIB.

Xe meggio de .

 

LILLA.

} a due

Che pena!

CAT.

FILIB.

Che imbroglio!

 

 

TUTTI

 

 

Che cosa sarà?

 


 

 

 


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