Carlo Goldoni
La donna di governo

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA   FABRIZIO, VALENTINA, BALDISSERA, FELICITA

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SCENA OTTAVA

 

FABRIZIO, VALENTINA, BALDISSERA, FELICITA.

 

FAB.

Temeraria! cospetto! Farò... lo so ben io.

VAL.

Chetatevi.

FAB.

Non posso.

VAL.

Almen per amor mio.

FAB.

Ah sì, per amor vostro farò quel che volete,

Voi armar il mio sdegno e disarmar potete.

So che siete una giovane dabben, savia, onorata;

So che le male lingue vi avean perseguitata.

Se per vostra sorella nutrite un vero affetto,

Fatele pur del bene, che anch'io ve lo permetto.

Anzi quei cento scudi che per lei vi ho promesso,

Eccoli in questa borsa, ve li vo' dare adesso. (tira fuori una borsa)

VAL.

Obbligata, signore. (volendo prender la borsa)

FEL.

La sposa tu non sei. (trattenendo Valentina)

BAL.

Se io sono il marito, quei scudi sono miei. (allungando la mano)

FAB.

Li abbia l'un, li abbia l'altro, per ciò son destinati.

BAL.

Dateli a me, signore, che non saran mal dati. (allungando la mano, e Fabrizio gli vede l'anello al dito)

FAB.

Come! che cosa vedo? L'anel che vi ho donato

Di Baldissera in dito? (a Valentina)

VAL.

Signor, gliel'ho prestato.

FAB.

Perché?

VAL.

Perché codeste due povere persone

Non avevan l'anello per far la sua funzione.

FEL.

(Gran diavolo costei!) (da sé)

FAB.

Dunque perché nel dito,

Invece della sposa, lo veggo del marito?

VAL.

Perché avendo Felicita la man un po' magretta,

La verga dell'anello le riesce un po' larghetta.

Non è vero? (a Felicita)

FEL.

È verissimo.

FAB.

Se fatta è la funzione,

A voi di quell'anello può far restituzione.

VAL.

Lasciamo che Felicita lo porti un par di giorni,

Per farselo vedere almen ne' suoi contorni.

FAB.

Se è largo, il perderà.

VAL.

No, con un filo il cerchio

Restringere si puote ancora di soverchio.

Vorrei che lo vedessero certi parenti suoi,

Caro padron...

FAB.

Lo tenga, se così piace a voi.

Eccovi i cento scudi... (alza la borsa)

BAL.

Grazie alla sua bontà. (prende la borsa velocemente)

FAB.

È lesto. (a Valentina)

VAL.

Compatire convien la povertà.

FAB.

Siatele buon marito. (a Baldissera) Siate una buona moglie. (a Felicita)

Quando vi pare e piace, venite in queste soglie. (a tutti due)

Quel che vuol Valentina, voglio che fatto sia:

Questa è la mia padrona, questa è la gioia mia.

Ella sola, e non altri, comanda in questo tetto;

E dee chi non vorrebbe soffrire a suo dispetto.

Conosco il di lei merito, per comandare è nata,

Cara la mia Ninetta, oh che tu sia indorata! (parte)

BAL.

Brava, la mia ragazza. (a Valentina)

FEL.

Brava, sorella mia.

VAL.

Per quel ch'egli mi ha detto, non aver gelosia. (a Baldissera)

BAL.

No, no, non son sì pazzo; seguita pur così.

Vorrei che queste borse venissero ogni .

FEL.

Voglio la parte mia. (a Baldissera)

BAL.

Bene, ma in altro loco.

Dividerem; venite. (Vo a divertirmi al gioco). (in atto di partire)

VAL.

Parti senza dir nulla?

BAL.

Parto, perché tem'io

Della gente di casa. Ci rivedremo; addio. (parte)

FEL.

Voglio la mia metà. S'egli mi tiene un pavolo,

S'egli mi vuol far stare, fo un strepito del diavolo. (parte)

VAL.

Ecco quel che ha prodotto l'odio di questa gente.

Può Baldissera in casa venir liberamente.

E per meglio deludere il credulo Fabrizio,

Mi puote questa favola giovar del sposalizio.

Lo so che col padrone sono una donna ingrata,

So che sarò pur troppo dal mondo condannata,

Ma questa è la premura, questo è l'amor fraterno,

Che hanno pei lor padroni le donne di governo. (parte)

 

 

 

 


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