Carlo Goldoni
La donna di governo

ATTO QUINTO

SCENA SESTA   IPPOLITO e detti

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SCENA SESTA

 

IPPOLITO e detti.

 

IPP.

Rosina... Uh quanta gente! Servo di lor signori. (con timidezza)

GIU.

Venga, signor Ippolito.

IPP.

Grazie dei suoi favori.

FUL.

Amico, mi consolo. Siete alfin maritato.

IPP.

Non ancora... ma spero...

FUL.

Non siete voi sposato?

IPP.

Sposato no, promesso. Non è vero, Rosina?

ROS.

È vero.

IPP.

Ho ben speranza di farlo domattina.

FUL.

Ma il notar Malacura steso non ha il contratto?

Non faceste la scritta?

IPP.

Non ne so niente affatto.

GIU.

Ecco, signor Fulgenzio, codesta è un'invenzione.

DOR.

Ma se l'ho sempre detto che Fulgenzio è un minchione.

FUL.

Ora son nell'impegno. Voglio vedere un poco

Se ritrovo il notaro; so del suo studio il loco.

Vado e vengo, signore. Vi prego ad aspettarmi.

DOR.

Andate, scimunito.

FUL.

Se è ver, saprò rifarmi. (a Dorotea, e parte)

 

 

 


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