Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO PRIMO

SCENA SECONDA   Lisetta e detti.

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SCENA SECONDA

 

Lisetta e detti.

 

LIS. Signora, un giovane forestiere ha una lettera da presentarle.

GIU. Che persona è?

LIS. Non mi pare di condizione.

GIU. Fatti consegnare la lettera, e digli che si trattenga.

LIS. Sarà servita. (in atto di partire)

GIU. Don Properzio è in casa? (a Lisetta)

LIS. Sì, signora. Strilla al solito col mastro di casa.

GIU. Se strilla, avrà ragione di strillare. Che c'entri tu a sindicare?

LIS. Perdoni. (Conosce meglio di me le di lui stravaganze, ma lo vuol difendere per riputazione). (parte, e poi ritorna)

GIU. (Duro fatica a tenere in freno la servitù. Mio marito fa di tutto per farsi odiare).

LIS. Ecco la lettera. ( la lettera a donna Giulia)

GIU. Segretario, sospendete di scrivere, e sentiamo se questa lettera esige pronta risposta. (apre la lettera) Il Conte de' Trappani. (osservando la soscrizione) Madama siccome non vi è niente nel mondo, che sia più amabile della vostra persona, reputo per me felice qualunque istante che seco voi mi trattenga. Non cesserò mai di dar lode a chi ha suggerito alla società il commercio di lettere traendo io da un tale provvedimento il bene di presentarvi la mia osservanza, a dispetto di cento e cinquanta miglia che ci dividono. Il comparire dinanzi a voi senza chiedervi grazie, sarebbe un torto alla vostra singolare bontà. (leggendo fa rimarcare la sua maraviglia per lo stile caricato) Quindi è, che nell'atto di rinnovarvi l'ossequiosa mia servitù, vi presento nell'onorato latore di questo foglio un novello risalto alla vostra autorevole protezione. Orazio Zappafiori inclina all'onore di esercitare la sua attività nel servire in codesta Metropoli, ed è sicuro di una invidiabil fortuna, se lo producono i vostri rispettabili, generosi auspici. Degnatevi di risguardare in lui il mio qualunque siasi riverentissimo uffizio, e concedetemi ch'io vaglia ad accumulare fra le innumerabili grazie vostre quella che or vi domando, e pieno di vero ossequio mi arrogo la inestimabile felicità di umilmente soscrivermi, quale mi pregio riverentissimamente di essere e di protestarmi. Che cosa dite di questa lettera? (a Fabrizio)

FABR. Io dico, signora mia, che alcuni si affaticano estremamente scrivendo, niente per altro che per esser derisi. Se quei che scrivono si figurassero di colla persona a cui scrivono, e usassero le parole e le frasi che userebbono in ragionando, farebbono essi minor fatica, e sarebbero meglio intesi.

GIU. Così è; verità e chiarezza bastano a formare una buona lettera e chi non ha l'abilità di piacere, non si affatichi per disgustare. Continuate la lettera che vi ho ordinato. E tu di' a quel giovane che venga innanzi. (a Lisetta)

LIS. Sì, signora. (Almeno la mia padrona è sempre occupata. Poco tempo le resta per divertirsi. È vero che spende molto in lettere, ma s'ella, in vece di scriver tanto, si occupasse a giuocare un'ora di giuoco, le potrebbe costar più di un anno di posta). (parte)

 

 

 


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