Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO PRIMO

SCENA TERZA   Donna Giulia, Fabrizio, poi Orazio

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SCENA TERZA

 

Donna Giulia, Fabrizio, poi Orazio

 

GIU. Converrà che mi adoperi con premura per impiegar quest'uomo. Il Conte mi ha fatto de' piaceri consimili più d'una volta.

ORAZ. Umilissimo servidore di Vostra Signoria illustrissima.

GIU. Siete voi che mi ha recato la lettera del conte de' Trappani?

ORAZ. Per obbedirla.

GIU. Orazio, non è egli vero?

ORAZ. Per obbedirla.

GIU. Di che paese siete?

ORAZ. Romano, per obbedirla.

GIU. Che fa il conte de' Trappani?

ORAZ. Per obbedirla.

GIU. Non sapete dir altro, che per obbedirla?

ORAZ. Perdoni.

GIU. In che cosa vorreste voi impiegarvi?

ORAZ. Per cameriere.

GIU. Avete più servito?

ORAZ. Per obbedirla.

GIU. Che cosa sapete fare?

ORAZ. Un poco di tutto, per obbedirla.

GIU. Per far piacere al Conte, io cercherò d'impiegarvi; è necessario però ch'io sappia fin dove si estende la vostra abilità; ma se ho da farvi dell'altre interrogazioni, io non posso soffrire la seccatura dell'obbedirla.

ORAZ. Perdoni.

GIU. Sì, perdoni. Per quel ch'io sento, il vostro vocabolario è molto ristretto. Sapete voi assettare il capo?

ORAZ. Per obbedirla.

GIU. Sapete preparare una tavola?

ORAZ. Servirla.

GIU. Spendere?

ORAZ. Per obbedirla.

GIU. (Costui è una caricatura). E dove avete servito?

ORAZ. Ho servito a Roma, ed ho servito a Bologna, ed ho servito in Ancona, e in altri luoghi ho servito, per obbedirla.

GIU. Amico, mi dispiace dovervi dire, che io non sono in grado di offerire a nessuno una simile caricatura.

ORAZ. Perdoni.

GIU. Come siete venuto?

ORAZ. A piedi, per obbedirla.

GIU. Sarete stanco.

ORAZ. Servirla.

GIU. Trattenetevi qui per oggi.

ORAZ. Per obbedirla. (si ritira un poco)

GIU. (Mi maraviglio del Conte, che mi abbia mandato uno stolido di questa sorte). Avete ancor terminato? (a Fabrizio)

FABR. Com'era mai possibile, signora mia, ch'io scrivessi, con questo pappagallo che m'intronava le orecchie?

GIU. Vi compatisco; sollecitatevi. (a Fabrizio che si pone a scrivere) E voi, riposatevi; e poi, se non troverete qui da servire... (ad Orazio)

FABR. Ecco il padrone, signora. (a donna Giulia)

 

 

 


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