Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO PRIMO

SCENA NONA   Donna Giulia, poi donna Aspasia

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SCENA NONA

 

Donna Giulia, poi donna Aspasia

 

GIU. Spiacemi ora l'impegno in cui mi ha posto don Alessandro, e non vorrei che donna Aspasia penetrasse il di lui cambiamento.

ASP. Serva, donna Giulia.

GIU. Serva umilissima, donna Aspasia. Accomodatevi.

ASP. Quant'è che non avete veduto don Alessandro?

GIU. È stato da me ieri sera.

ASP. Me ne rallegro infinitamente.

GIU. (Dubito che qualche cosa ella sappia). Ieri c'è stato da voi?

ASP. Ieri no.

GIU. E l'altr'ieri?

ASP. Mi pare di no.

GIU. Quant'è che non viene da voi?

ASP. Non me ne ricordo.

GIU. Non ve ne ricordate? Dev'esser molto dunque.

ASP. No, non è molto.

GIU. Spiacemi ch'egli vi scarseggi le visite.

ASP. Oh! a me non dispiace niente.

GIU. Non vi preme di veder sovente lo sposo?

ASP. Considero che l'avrò da vedere anche troppo.

GIU. (Se non si curasse di lui, sarebbe facile lo scioglimento). In fatti la libertà è la migliore cosa del mondo.

ASP. È vero.

GIU. Qualche soggezione l'abbiamo sempre d'avere; ma la peggio di tutte è quella del matrimonio.

ASP. Non so davvero. Ne soffro tanta in casa degli zii dove sono che più non ne potrei avere.

GIU. Desiderate dunque di essere maritata?

ASP. Che interrogazione ridicola! Non ho io forse da maritarmi? Non deve essere don Alessandro il mio sposo? Non è qui venuto per questo?

GIU. È tutto vero, ma se ora pensaste diversamente...

ASP. Bella davvero! Mi maraviglio di voi, che mi parliate in tal modo. Se non aveste maneggiato voi quest'affare, vi compatirei. Sapete in qual impegno io sono, anzi in quale impegno siete voi medesima, e avreste cuore di mettere le mie nozze in dubbio?

GIU. Mi spiacerebbe che lo faceste per impegno, e che annoiata dalle di lui affettate caricature, non vi sentiste portata ad amare don Alessandro.

ASP. Chi vi ha detto, che io non l'ami? Chi vi ha detto, che mi dispiaccia?

GIU. Giudicava ciò...

ASP. Oh! giudicate assai male. Siete una donna di spirito; ma non credo che abbiate l'abilità di penetrar nel cuore delle persone.

GIU. Ma dalle vostre parole medesime...

ASP. Le parole sono parole, e i fatti sono fatti.

GIU. (Ancora non arrivo bene a capirla).

ASP. Quando pensate voi che si abbiano a concludere queste nozze?

GIU. Per quello che mi disse l'altr'ieri vostro zio Eugenio, egli vorrebbe procrastinare.

ASP. Per qual motivo?

GIU. Io credo che non sia in ordine per la dote.

ASP. Come! vi hanno da essere difficoltà per la dote? La mia dote mi fu assegnata dal mio genitore. Ed è in effetti costituita, e non si ha da ritardare un momento per questo capo.

GIU. Per dir la verità, donna Aspasia, io non vi credeva innamorata a tal segno.

ASP. Né io vi ho detto quanto sia innamorata, né voi dovete far l'indovina.

GIU. Il vostro ragionamento, la vostra ansietà, la vostra sollecitudine sono manifesti segni d'amore.

ASP. Non vi parrebbe cosa giusta ed onesta, ch'io amassi don Alessandro?

GIU. Anzi giustissima, s'egli ha da essere il vostro sposo.

ASP. E che cosa direste, s'io non l'amassi?

GIU. Che fareste male.

ASP. E se non potessi amarlo?

GIU. Vi compatirei.

ASP. E se non lo volessi amare?

GIU. Ma, cara donna Aspasia, l'amate o non l'amate?

ASP. Voi mi fate ridere. Che interrogazione curiosa!

GIU. Io non vi capisco.

ASP. Non so che farvi.

GIU. Bramate ch'io solleciti queste nozze?

ASP. Io vi lascio in pienissima libertà.

GIU. In libertà di scioglierle, se occorresse?

ASP. Voi dite cose questa mattina, che mi fanno maravigliare. (si alza)

GIU. E voi rispondete in un modo, che non si può capire. (si alza)

ASP. Parlo pure italiano.

GIU. Il vostro italiano è più oscuro dell'arabo.

ASP. Eh! via, donna Giulia, non mi fate arrabbiare per carità.

GIU. Pagherei moltissimo a non essermi impicciata in un tal affare.

ASP. Mi dispiace del vostro incomodo; ma ci siete, e per punto d'onore dovete starvi.

GIU. Concludiamo dunque.

ASP. Concludiamo.

GIU. Volete ch'io mandi a chiamare don Alessandro?

ASP. Mandate pure.

GIU. Sentiremo in che disposizione si trova.

ASP. Sì, sentiremo.

GIU. (Voglio uscirne. O che si sciolgano, o che si concluda). Chi è di ?

SERV. Comandi.

GIU. Va a ricercare don Alessandro, e digli...

SERV. Perdoni. Ho veduto ora dalla finestra ch'ei viene qui.

GIU. Benissimo, subito ch'egli arriva, fa che passi senz'altra imbasciata.

SERV. Sarà servita. (parte)

ASP. Donna Giulia, a buon rivederci.

GIU. Andate via?

ASP. Sì, è tardi, e sono aspettata.

GIU. Non volete sentire don Alessandro?

ASP. Sentitelo voi.

GIU. Non volete esser presente?

ASP. Io non ho quella gran curiosità.

GIU. E se si deve concludere?

ASP. Concludete.

GIU. E se don Alessandro inclinasse allo scioglimento?

ASP. Non lo crederei così ardito.

GIU. E se si stabilissero le nozze, ora, subito, questa sera, domani?

ASP. Ehi! mi credete cotanto ansiosa di maritarmi?

GIU. Donna Aspasia, non vi capisco.

ASP. Eccolo. Permettetemi ch'io vada da quest'altra parte. (incamminandosi)

GIU. Perché non vi volete incontrare...

ASP. Serva; ci rivedremo. (parte)

 

 

 


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