Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA   Don Properzio solo.

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SCENA OTTAVA

 

Don Properzio solo.

 

PROP. Sciocca! Si persuade ch'io non voglia leggere? Non vorrei che mi stesse a vedere. (osserva intorno) Ma potrebbe anche essere una lettera fatta con malizia, perché io credessi una cosa per l'altra. Basta, me ne accorgerò. Qui vi è un fascio di lettere, vedrò i suoi carteggi, scoprirò i suoi raggiri. Leggiamo questa frattanto. (torna ad osservare, poi legge) Monsieur. Con quanto piacere ho incontrato l'onore di servir Lei ed il Signor Don Alessandro di lei Figliuolo, con altrettanto rammarico mi trovo in grado di dovermene ora pentire. In che cosa doveva servire questi signori? Sentiamo. Ella sa quanta pena mi è costato ridurre a termine il maritaggio con donna Aspasia, ed ora il giovane mostra esserne renitente, e minaccia di voler mancare alla sua parola. Sì, vuol mancare a donna Aspasia per la buona grazia di donna Giulia, ed io ho da essere il mediatore. Don Alessandro si è invaghito di certa giovane, nobile di qualità, ma povera di fortune... Non credo niente. Ed è questa donna Aurelia Pansecchi. Non credo niente. Ella vede, Signore, che l'onor mio e l'onor suo sono interessati egualmente, che però la consiglio non solo, ma la prego e la eccito pel suo decoro, e per la mia estimazione, venire in Napoli personalmente, a por freno al di lei Figliuolo, staccarlo dalla conversazione di donna Aurelia, e costringerlo a mantenere l'impegno con donna Aspasia. Corpo di bacco! Questo è qualche cosa di concludente. Se chiama ed eccita a venire in Napoli don Sigismondo, deve esser vero che don Alessandro vuol distaccarsi da donna Aspasia, perché è innamorato di donna Aurelia. Può anche essere che s'inginocchiasse a mia moglie, per persuaderla a non iscrivere al di lui padre, e che per lo stesso effetto si raccomandasse alla mia mediazione. Se la cosa fosse così, avrei fatto la bella capocchieria. Ma sarà così senza dubbio. Ella mi lascia in libertà tutte le sue scritture, e non lo farebbe se vi fosse cosa da sospettare. Maladetto vizio che ho io di pensar male! Ecco qui, ho irritato l'animo di donna Giulia, ed è una dama, per dir la verità, che non merita di essere maltrattata. ' vedere, s'io posso, d'accomodarla. Presto, presto, pieghiamo la lettera e mostriamo di non averla nemmeno letta; si chiami donna Giulia, e si procuri di pacificarla. Chi è di ? (piega la lettera) Ehi, chi è di ? (la sigilla) Chi è di , ehi! (fa la soprascritta) Ehi? c'è nessuno? Ma stolido ch'io sono! Chi ci ha da essere, se ho licenziata tutta la servitù? Ci dovrebbe essere almeno la cameriera. Ehi! Lisetta.

 

 

 


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