Carlo Goldoni
Lo scozzese

ATTO SECONDO

SCENA TREDICESIMA   Don Properzio, poi Orazio

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SCENA TREDICESIMA

 

Don Properzio, poi Orazio

 

PROP. Costui è un uomo che mi piace, perché sa fare di tutto, e perché ha poche parole; e poi è in bisogno, è in estrema necessità, e per campare, si contenterà d'ogni cosa. Il punto sta che la mia signora se ne contenti. È diventata sofistica al maggior segno.

ORAZ. (Col grembiale da cuoco ed un pollo in mano) Signore.

PROP. Cosa volete?

ORAZ. Un'imbasciata.

PROP. E così si va a ricevere le imbasciate?

ORAZ. Come vuole ch'io faccia?

PROP. E chi è?

ORAZ. Non so niente. Ho sentito salir le scale, e chiamare nell'anticamera.

PROP. Vi hanno veduto?

ORAZ. Non signore.

PROP. Presto, date qui quel pollastro.

ORAZ. Per obbedirla. ( il pollastro a don Properzio)

PROP. Cavatevi quel grembiale.

ORAZ. Subito.

PROP. Non lo strapazzate.

ORAZ. Perdoni.

PROP. Andate a veder chi è.

ORAZ. Per obbedirla. (parte e poi ritorna)

PROP. Poh! è pur magro arrabbiato questo pollastro! È vero che costa un paolo; ma per un paolo si poteva avere qualche cosa di meglio.

ORAZ. È il signor don Alessandro.

PROP. Che vuol da me il signor don Alessandro?

ORAZ. Domanda della padrona.

PROP. Sciocco! E sono io la padrona? Ho la gonnella io? Ho la cuffia in capo? Che vada dalla padrona.

ORAZ. (In atto di partire)

PROP. No, aspettate, ditegli che venga da me.

ORAZ. Per obbedirla. (va per partire, poi torna indietro) Il pollastro? (a don Properzio)

PROP. Sciocco! Volete andargli incontro col pollastro in mano?

ORAZ. Perdoni. (Si cucinerà questa sera). (parte)

 

 

 


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