Carlo Goldoni
La donna sola

ATTO SECONDO

SCENA SESTA

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SCENA SESTA

 

Donna Berenice, Filippino, poi don Pippo.

 

BER.

Fa che venga don Pippo.

FIL.

Eccol ch'ei viene innanti.

(Ecco il vero esemplare degli uomini ignoranti). (da sé, e parte)

BER.

Se vincere vo' il punto, che m'ho fissato in mente,

Con tutti usar convienmi uno stil differente.

Evvi una cosa sola ch'eguale a ognun mi fa:

Tutti mi tendon lacci, e sono in libertà.

PIP.

Eccomi qui, signora; ma questa non mi pare,

Sia detto per non detto, l'ora del desinare.

BER.

Perché?

PIP.

Perché i Romani, ch'erano genti dotte,

Solevano mangiare verso un'ora di notte.

BER.

Voi siete bene istrutto dunque del stile antico.

Gran bello studio è questo!

PIP.

Siete del studio amante?

BER.

Io per le belle lettere son pazza delirante.

PIP.

Certo le belle lettere sono un studio assai bello.

In materia di lettere, io scrivo in stampatello.

Ho una raccolta in casa di medaglie bellissime,

E di monete ancora, con lettere grandissime.

BER.

Questa è la beltà vera, visibile e palpabile,

E non certe anticaglie d'un prezzo immaginabile.

Nelle lucerne antiche spendon tanti quattrini.

PIP.

Io ho una lucerna in casa, nuova, con tre stoppini.

BER.

So ancor che voi avete una gran libreria.

PIP.

Può esser che di meglio al mondo non ci sia.

Ho speso in dieci anni, non son caricature,

Più di sessanta scudi in tante legature.

BER.

Cosa avete di bello?

PIP.

Son tanti i libri miei.

Se me li ricordassi, quasi ve li direi.

Aspettate: due tomi avrò del Caloandro,

Averò quasi tutta la Vita l'Alessandro,

Paris e Vienna certo, i Reali di Franza,

Il Guerrino meschino, le Femmine all'usanza,

Dieci o dodeci tomi del Giornale Olandese.

Ho sedici commedie tradotte dal francese;

Il libro delle Poste per viaggiare il mondo;

Un libro che ha per titolo... mi pare, il Mappamondo;

Due o tre Calepini, due o tre Dizionari,

Una serie perfetta di trentadue Lunari;

In specie un Almanacco ch'è il più sicuro e dotto,

E un libro per trovare i numeri del lotto.

BER.

Tutte cose sceltissime da trarne buoni frutti.

PIP.

È ver, ma non son cose che le intendano tutti.

Voi ne avete dei libri?

BER.

Cose da sul fuoco.

Ho l'Arte, per esempio, che insegna a far il Cuoco.

PIP.

Non è cattivo libro.

BER.

Ho nello studio mio

L'Arte di far danari.

PIP.

Credo d'averlo anch'io.

BER.

Ho una raccolta intera di tutte le canzoni

Uscite da vent'anni.

PIP.

Questi son libri buoni.

BER.

Li tengo per comodo, se vengon forestieri.

PIP.

Dopo aver desinato, leggerò volentieri.

Infatti, andando intorno a tante signorine,

Non trovo che romanzi, sonetti e canzoncine.

BER.

Dovete d'ora innanti venir sempre da me,

E leggeremo insieme il Libro del perché.

PIP.

Questo libro l'avete?

BER.

L'ho, ma il tengo serrato.

PIP.

Lo vedrò volentieri. Oh, quanto l'ho cercato!

Vi saran, mi figuro, tutti i perché del mondo.

BER.

Certo.

PIP.

Perché la luna faccia ogni mese il tondo?

BER.

Anche questo.

PIP.

Saravvi il perché, mi figuro,

Il latte, ch'è sì tenero, faccia il formaggio duro.

BER.

Vi è tutto in questo libro.

PIP.

Vo' veder se ritrovo

Il perché le galline cantino, fatto l'uovo.

 

 

 


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