Carlo Goldoni
La donna sola

ATTO QUARTO

SCENA OTTAVA

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SCENA OTTAVA

 

Donna Berenice e don Isidoro.

 

ISI.

Un uom simile a questi al mondo non vi fu.

Egli è su questa terra un animal di più.

BER.

Ciascuno ha il suo difetto, e compatir conviene.

Vi è in ciaschedun del male, vi è in ciaschedun del bene.

ISI.

Fa quella faccia tetra venir malinconia.

BER.

E a qualchedun dispiace la soverchia allegria.

ISI.

Il mio temperamento di barattar non bramo.

BER.

Amico, da noi stessi noi non ci conosciamo.

ISI.

Oh oh, mi fate ridere. Andate di galoppo

Dell'ippocondria in cerca?

BER.

No, quel ch'è troppo, è troppo.

E un giorno il vostro ridere, con i trabalzi suoi,

Vi obbligherà di farvi conversazion da voi.

ISI.

Perché?

BER.

Perché chi ride per onta e per dispetto

Obbliga i galantuomini a perdergli il rispetto.

Le società civili sogliono conservarsi,

Allora che a vicenda si cerca uniformarsi;

E quando uno s'accorge che offende i suoi compagni,

Dee moderar lo scherzo, onde nessun si lagni.

Queste le leggi sono di buona società:

Ridere con misura, scherzar con civiltà.

ISI.

Padrona mia garbata. (in atto di partire)

BER.

Con un'azion simile

Voi confessate adunque che siete un incivile.

ISI.

Io confessar tal cosa?

BER.

Sì, voi lo confessate,

Se una lezione onesta di tollerar sdegnate.

ISI.

Ma io vi parlo chiaro; non ho altro bene al mondo

Che rider, se ne ho voglia, e vivere giocondo.

BER.

Rider non v'impedisco, quando vi sia il perché.

Ridete con don Pippo, sfogatevi con me.

Con quelli che non l'amano, il ridere lasciate.

Fra noi da solo a sola farem delle risate.

ISI.

Io vi sono obbligato di tali esibizioni,

Ma credete che manchino a me conversazioni?

BER.

Quali conversazioni, don Isidoro mio?

Di quelle che oggi corrono, di quelle che dich'io,

Vi faran mille grazie le donne in sul mostaccio,

E poi dietro le spalle diran: che buffonaccio!

Stuzzicheranno a posta la gente a provocarvi

A ridere e a scherzare, affin di corbellarvi:

Certo procureranno d'avervi nel palchetto

Per disturbar la gente, per far qualche chiassetto;

E poi se qualcheduno si lagnerà di loro,

Diranno: è stato causa quel pazzo d'Isidoro.

Qui troverete un misto di serietà e di gioco,

In casa mia ciascuno può avere il proprio loco.

Basta sia vicendevole la stima ed il rispetto,

Una felice Arcadia divenirà il mio tetto.

E voi che per il brio, per le vivezze estimo,

Voi nei giocosi impegni sempre sarete il primo.

ISI.

Signora, mi stringeteforte i panni addosso,

Che forza è ch'io vi lodi, e ridere non posso.

Quello che avete detto, è tutto vero, il so.

Modererò il costume, o almen mi sforzerò.

BER.

L'uomo fa quel che vuole, quando di far s'impegna.

ISI.

L'uomo fa quel che deve, quando far ben s'ingegna.

BER.

Bravissimo.

ISI.

Che dite? anch'io faccio il morale. (ridendo)

Posso ridere adesso, non ve n'avete a male.

BER.

Quando siam fra di noi, ridete pure in pace.

Anch'io so stare allegra, e il ridere mi piace.

ISI.

Andiamo nel giardino?

BER.

bene, andiamo giù.

ISI.

Subito, allegramente.

BER.

Facciam chi corre più.

ISI.

Non vo' che vi stanchiate; andiam, gioietta mia.

Viva chi vi vuol bene.

BER.

E viva l'allegria. (partono)

 

 

 


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